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Rubriche > interviste della domenica


Incontro con il professor Flavio Giuseppe Nuvolone
All rights reserved to legal owner.Risale al 1972 la collaborazione che porterà alla realizzazione di Archivum Bobiense. Don Tosi esponeva le sue idee a Nuvolone e si faceva appoggiare a distanza, avendo la necessità di una antenna universitaria, in quanto a Bobbio non aveva nessuna biblioteca che poteva utilizzare in maniera aggiornata.
E' nella precedente rivista Columba, (edita in una decina di esemplari fra il 1963 al 1965), che risiede il futuro Archivum Bobiense. «Ne avevamo parlato in occasione di un concorso di dipinti su San Colombano, nel 1965».
In quello stesso anno ci fu il congresso con atti pubblicati nel 1972. In seguito fu tenuto un congresso negli anni '70, ancora «Bobbio, una città», volume che aveva un po' tenuto sveglio l'interesse per le cose bobbiesi. «Poi, ogni volta che passavo a Bobbio, si discuteva di continuare non solo la collaborazione, ma a produrre uno strumento per fare conoscere all'esterno le ricerche svolte».
Così nel 1979, esce la rivista «Archivum Bobiense», che oggi viene diffusa in circa 600 esemplari, dei quali 150 volumi distribuiti in abbonamento. Il resto è venduto e inviato in scambio, «cioè, in cambio riceviamo diverse riviste, alcune prestigiose, che sono depositate a Bobbio, agli archivi storici bobiensi.
Quali quelle della Università di Strasburgo e la «Analecta Bollandiana» dei bollandisti. Abbiamo anche «Augustinianum» dell'istituto di studi patristici dell'università del Laterano. «La rivista si colloca come una prospettiva bobbiese di molte cose, partendo da Bobbio si guarda anche il resto, non è uno strumento campanilista che ricostruisce più o meno la storia locale, ma ha questa città come riferimento essendo un luogo che era un osservatorio culturale importante con la più importante biblioteca dell'occidente nell'epoca medioevale.
Con la ripresa nel 1996 della rivista Archivum Bobiense e dei due volumi congressuali, si conferma una nitida continuità rispetto all'attività svolta fino ad allora, «e quindi all'impegno che ho assunto nei confronti dei lettori e del Vescovo della diocesi di Piacenza-Bobbio, proprietaria del periodico».




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