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Rubriche > interviste della domenica


L'opera del maestro piacentino in un'antologica a Gallarate
All rights reserved to legal owner.Dall'8 aprile al 6 maggio la Civica Galleria di Arte moderna di Gallarate presenta una mostra antologica di William Xerra dal titolo “Fare, scrivere, dipingere” a cura di Marco Senaldi. Il critico scrive nel saggio introduttivo al catalogo: «Dai poemi flipper con i loro lampi di parole, fino alle tele interinali che racchiudono lacerti di antichi quadri o frammenti di vecchie foto...la strategia che accomuna tutta l'opera di Xerra è una strategia dell'inclusione, un modus operandi di de-frammentazione. Il frammento resta tale, ma una volta incluso nell'opera, divenuto parte di un operare artistico, diventa una “verifica” del miracolo di un'arte che può ancora svolgersi sotto i nostri occhi di miscredenti del vedere». E con “Mento”, prosegue Senaldi, alludendo ad un recente segno distintivo dell'opera di Xerra: «Il vero e il falso non si affrontano più da contendenti, la loro inimicizia è già oggetto da cartolina ricordo. A dire “Mento” è infatti la prima persona del quadro, come uno dicesse: “Io sto mentendo”, e in tal modo ci gettasse nell'angoscia del paradosso...».
Invece Giorgio Guglielmino su “Il Giornale dell'Arte” analizza il segno “Vive”, espressione tratta dal gergo dei correttori di bozze per indicare un segno, una parola corretta oppure cancellata che si vuol invece recuperare. «L'opera di Xerra diventa un elogio al frammento, al particolare sopravvissuto di un tutto che si è perso. L'immortalità dell'arte, quindi, non è da ricercare nelle grandi opere, ma nei piccoli dettagli. Sono loro che continueranno a vivere».
Maurizio Cecchetti su “Avvenire” riflette sull'opera di Xerra esposta alla Galleria San Fedele, in dialogo con un quadro del Cerano: «...Ecco un segno deciso, dell'arte contemporanea, di farsi sacra...perché illuminata da un archetipo o modello, che dalla propria santità emana stille di sacro, di soprannaturale vitalità....Xerra incide la silhouette del Crocifisso su un fondo blunotte che evoca la “tristizia” suscitata dal dolore e la morte». E aggiunge: «Una croce essenziale, un segno icastico che mi fa pensare al “prendi la tua croce e seguimi”...Penso a Xerra, il Cireneo che, guidato dalla mano teologica, ha portato il legno fin qui, e mi rallegro di vedere che, per una volta, è sfatata la profezia del dialogo tra sordi che s'avvera spesso quando Chiesa e artisti cercano di collaborare».




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