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Rubriche > interviste della domenica
Tumiati Gaetano nella ''sua'' Trevozzo


Luisella e Olga
Gaetano Tumiati ha scritto per Libertà questo articolo dedicato ai due grandi amori della sua vita: Luisella e Olga

IL GRANDE AMORE
Luisella Fiumi, nata e vissuta a Milano ma con una lunga parentesi triestina - dal Liceo alla laurea in Lettere -, giornalista, scrittrice, autrice di libri di successo (Come donna zero, Madri e figlie), è stata il grande amore della mia vita. Colpo di fulmine alla mensa dei giornalisti, fine anni Quaranta. Immediatamente affascinato dalla sua avvenenza mediterranea, ma soprattutto dall'acume con cui difendeva le sue convinzioni filosofiche, politiche, letterarie. Affascinanti anche le sue contraddizioni caratteriali: timida ma risoluta, dimessa nell'abbigliamento ma in fondo in fondo un po' snob, radicata nella sua milanesità, ma piena di nostalgia per la "sua" Trieste.
Ci sposammo soltanto nel '53 dopo anni turbolenti di entusiasmi e lunghe rotture. Matrimonio religioso in Sant'Eustorgio anche se tutti e due "non credenti". Molti invitati, gran pranzo al Gallia.
Quelli immediatamente successivi sono stati gli anni più felici della mia vita. Amore fisico tanto; ma soprattutto un dialogo continuo, una catena di confessioni, ricordi, confronti, convincimenti, speranze, quasi a denudarci anche spiritualmente. Non sempre d'accordo - tra l'altro, io socialista, lei chiaramente "liberal" - ma tutti i due entusiasti di tanto calore comunicativo.
Appagato nel mio lavoro giornalistico e ora addirittura alle stelle per l'unione con lei, una sera, dopo un dialogo più caldo del solito, sbottai in questa ingenua, clamorosa esclamazione: "Sono l'uomo più felice del mondo!".
Lei un'affermazione simile non l'avrebbe mai fatta. Al massimo, alla domanda se fosse felice, avrebbe risposto ironicamente: "Beh, quasi". Pienamente penso non lo sia mai stata. Gioia e allegria apparivano sul suo viso soltanto in certe occasioni: articoli ben riusciti, scorribande al Supermarket con l'amica del cuore, scampagnate domenicali in comitiva con le gemelle e altri bambini che ruzzolavano nell'erba.
Purtroppo con il passar del tempo queste illuminazioni vennero facendosi sempre più rare. Al loro posto i primi sintomi della depressione: occhi improvvisamente spenti, viso inerte, opacità. "Ho paura", mormorava. "Di che? Dimmi, dimmi!". "Non so".
Perché? Cosa provocava quella inspiegabile angoscia? Forse l'eccesso di sensibilità? Certo l'aggravarsi della ipoacusia destinata anni prima ad isolarla via via dal mondo. Ma oggi penso - allora non me ne rendevo ben conto - che la causa determinante fosse un'altra: il Ruolo, cioè i compiti tradizionali di moglie, di madre, di donna, che soffocavano la sua ansia di libertà, la sua aspirazione alla parità con l'uomo.
Se davvero l'angoscia aveva queste origini c'era poco da fare. A ben poco infatti valsero amore familiare, successo letterario, cure chimiche e psicanalisi. E neppure l'impegno nel Movimento femminista. Forse si sarebbe salvata con una rottura, con una fuga verso la libertà e l'indipendenza. Magari nella sua Trieste. Ma c'era quella maledetta sordità, e poi ci voleva troppo bene. E non ne ebbe la forza.

IL ROBUSTO PILASTRO
Al primo incontro con Luisella io avevo trent'anni, lei ventiquattro; a quello con Olga, colei che sarebbe diventata la mia seconda moglie, io sessantadue, lei trentaquattro. E ne dimostrava anche meno. Chiara d'occhi e di capelli, piccolo naso "francese", a tutta prima la scambiai per un'amica delle mie figlie. Ma non ci volle molto a capire che, sotto quell'aspetto, c'era una donna forte, concreta, di poche parole. Una che, di fronte a qualsiasi difficoltà, sfoderava un suo motto perentorio: "No problem!". Del resto le sue capacità le aveva dimostrate coi fatti. Milanese, origini piacentine, laureata in Scienze politiche, sposata giovanissima e presto divorziata, per mantenere se stessa e la sua bambina, Laura, era riuscita a sfondare in un campo diversissimo dal suo: titolare a Bologna di un piccolo Centro audiometrico, specializzato nella vendita di sofisticati apparecchi acustici. E da Bologna, per vedere la sua bambina, affidata ai nonni, sfrecciava a Milano due volte la settimana su un'Alfetta coupé, centocinquanta all'ora.
A convocarla a casa nostra era stata Luisella stessa nella speranza trovasse un rimedio alla sua incubosa ipoacusia. Purtroppo un rimedio tecnico non c'era. Preziosissimo invece l'aiuto psicologico che Olga poté darle: consigli, esortazioni, regole per evitare imbarazzo. Per oltre due anni. Fino alla fine. Rimasto solo, ero convinto che Olga non l'avrei più vista. Invece dopo qualche tempo riapparve. Omaggio alla memoria, solidarietà nel dolore che mi fece piacere. Seguì una lunga serie di incontri sempre più frequenti e più caldi, tanto che alla fine decidemmo di metterci insieme senza progetti matrimoniali, però. Sotto questo aspetto la più intransigente era lei. Quando un anno dopo le proposi di sposarmi, mi bloccò con un sommesso, inesorabile "no", ribadito via via ogni volta che rinnovavo la proposta. (Soltanto pochi anni fa quel "no" si è finalmente sciolto: matrimonio civile, niente inviti, niente pranzo).
Olga entrò dunque nella vecchia casa di via Quadronno e con lei anche sua figlia Laura, una dodicenne graziosa, seria, pulita - oggi giovane architetto - che, con mio gran piacere, allietò le stanze che erano state delle mie figlie.
Da quel giorno Olga ha saputo affrontare e risolvere i nostri problemi, in particolare i miei, all'insegna del "no problem": da quelli dell'assistenza sanitaria a quelli della cucina; da quelli degli spostamenti e dei viaggi, capacissima di resistere ore e ore al volante, a quelli di giardinaggio nella nostra seconda casa in Valtidone. Per non parlare di quelli psicologici. Insomma, un pilastro. Non soltanto per me. Anche per tre delle mie cinque nipotine che mia figlia Francesca, impegnatissima giornalista di moda, ci affida volentieri nei periodi vacanza in campagna.
Così, da quasi vent'anni, Olga è anche "nonna", con tutta l'affettuosità, ma senza l'eccessiva tolleranza della categoria. Tesa ad inculcare, oltre alle nozioni, i principi cardine della morale.
Pilastro senza incrinature? Compagna senza difetti? Uno, e grave, a mio parere ce l'ha. Grande lettrice, parla poco; pochissimo. Mai in ogni caso dei propri sentimenti. Un'ostrica. Ma è poi così grave?

Il giornalista-scrittore piacentino d'adozione
di Mauro Molinaroli



Luisella e Olga
Ricordi del passato e cronache del presente scritte nella pace delle colline della Valtidone

di Gaetano Tumiati



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