Questione Grana Padano

La risposta del Consorzio: “Per ora nessun piano da sottoscrivere”

10 agosto 2018

Oltre ad essere come sempre al centro delle tavole degli italiani, il Grana Padano è in questi giorni al centro anche di nutrite polemiche, visto e considerato che i produttori di latte della prestigiosa filiera hanno espresso malcontento e preoccupazione nei confronti del Consorzio a tutela del noto alimento. All’origine delle tensioni ci sono i piani produttivi stabiliti proprio dal Consorzio che, stano a quanto riportato ieri in una nota da Confagricoltura Piacenza, avrebbero assegnato le quote produttive ai trasformatori anziché ai produttori, minando così modo la tutela di questi ultimi.

Non si è fatto però attendere il commento del Consorzio per la Tutela del Formaggio Grana Padano il quale, in una nota firmata dal presidente Nicola Cesare Baldrighi, diffida Confagricoltura Piacenza dall’azione di raccolta firme sul documento “per l’assegnazione delle quote di produzione del Grana Padano Dop agli allevatori” almeno finché il confronto non sarà risolto”. “Ad oggi infatti – si legge nella nota – non vi è alcun piano definito e deliberato dal Cda, che sarà valutato nelle sedi competenti, quindi tantomeno vi è alcuna possibilità di sottoscriverlo”.

Anche Confcooperative Piacenza ha invitato l’associazione ad abbandonare quelle che sono state definite “polemiche preventive”. Giancarlo Pedretti, presidente del settore lattiero-caseario di Confcooperative Piacenza ha infatti affermato che “con la normativa attuale si garantisce la tenuta complessiva del sistema attraverso la definizione di un prezzo del Grana Padano adeguato, consentendo al contempo una crescita di allevatori e trasformatori. Con il piano tuttora in vigore – ha dunque proseguito Pedretti – si assicura la salvaguardia di tutti e non del singolo operatore del settore”.

Sul tema Grana Padano è intervenuto anche il presidente di Coldiretti Piacenza Marco Crotti: “Gli eventi di queste ultime ore – ha affermato – hanno più il sapore di un’iniziativa estemporanea e improvvisata che, anziché produrre trasparenza, contribuiscono ad intorbidire le acque con il rischio di creare ottimali condizioni e quindi benefici solo a coloro che non rispettano le regole, a danno dell’intero sistema. Occorre quindi – ha concluso Crotti – restituire valore al prodotto che rappresenta l’Italia nel mondo, con il conseguente aumento della remunerazione del latte alla stalla e politiche urgenti di contrasto allo sviluppo e alla diffusione dei similari”.

 

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