Logistica

Gls pronta a lasciare Piacenza. Presidio davanti alla Prefettura contro 32 licenziamenti

30 gennaio 2019

Le continue tensioni sindacali all’interno dello stabilimento, ma anche l’attività a singhiozzo causata da blocchi e scioperi, con conseguente perdita di produttività e competitività. Sono questi i motivi che avrebbero spinto la Gls, colosso di logistica e trasporti, a pensare sempre più seriamente di chiudere la sede di Piacenza, a Montale. Oggi al ministero dello Sviluppo economico è previsto un incontro, non è escluso che la dirigenza aziendale metta sul piatto anche questa eventualità, più concreta che mai.

Anche perché proprio ieri sono state consegnate a 38 lavoratori dell’hub piacentino 32 lettere di licenziamento e 6 di sospensione da parte della cooperativa che si occupa della movimentazione delle merci. “La “colpa” degli iscritti alla nostra sigla sindacale – commenta l’Usb – è quella di essersi mobilitata contro il clima di violenza, e di aver scioperato per rivendicare sicurezza e serenità nel posto di lavoro. La risposta venuta dal loro datore di lavoro è stata l’invio di circa 200 lettere di contestazione disciplinare in circa 15 giorni (una media di 5/6 per ogni lavoratore) e alla fine, senza nemmeno rispettare l’iter procedurale, con l’obiettivo di forzarlo, è arrivato il licenziamento”.

Il sindacato aggiunge che la cooperativa ha comunicato “l’intenzione di cessare l’appalto in Gls a Piacenza il 31 gennaio, con il conseguente rischio del non assorbimento di tutto il personale in oggetto da parte del subentrante”. Stamattina, 30 gennaio, un gruppo di lavoratori si è presentato sotto la sede della Prefettura per protestare contro i licenziamenti. Roberto Montanari dirigente di Usb ha annunciato che il sindacato sta organizzando uno sciopero nazionale e che, a breve, incontrerà il ministro del lavoro Luigi Di Maio.

“Da mesi denuncio gli atti di violenza che stanno inducendo diverse attività della logistica piacentina a ridimensionarsi oppure a chiudere” – è l’allarmato giudizio di Tommaso Foti, deputato di Fratelli d’Italia, che ha rivolto una interrogazione ai ministri Salvini e Di Maio. “L’impossibilità di ottenere il rispetto dei più elementari principi contrattuali – rimarca Foti – è fonte di pesanti perdite per le aziende del settore”.

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