Il forno San Lorenzo riacceso a fin di bene, fa il pane per i poveri
A Campremoldo Sotto riprende la produzione sospesa nel 2015. Il ricavato a Caritas e parrocchia, ma servirebbe una nuova impastatrice
Cristian Brusamonti
|15 ore fa

Pinuccia Galvani impasta il pane - FOTO BRUSAMONTI
Dopo più di dieci anni, il forno di Campremoldo Sotto torna sfornare pane per tutti. E neppure il tempo di rimetterlo in funzione che tutte le profumate pagnotte sono subito andate a ruba. Nella frazione di Gragnano, grazie all’impegno delle famiglia Segalini e di altri parrocchiani, è stato riattivato il forno a legna che si trova sul retro della chiesa: una produzione tutta benefica, va precisato, il cui ricavato va a sostenere la stessa parrocchia e la Caritas. E c’è pure un marchio: il “Forno San Lorenzo”, in omaggio alla chiesa.
Le origini del forno risalgono al 2007, quando la parrocchia era guidata ancora dall’indimenticato “parroco agreste” don Sandro Civardi. Era stato Gianfranco Segalini, assieme a Enrico Lertua e altri parrocchiani, a costruirlo in muratura. Subito dopo, la moglie di Gianfranco, Pinuccia Galvani, s’era messa ad impastare e cucinare il pane assieme a Maria Pia Cagnoni. Lo scopo? Raccogliere offerte per la parrocchia, almeno per pagare le spese di riscaldamento.
Dopo la scomparsa di Maria Pia nel 2015, tuttavia, tutto era finito in nulla. Per oltre dieci anni il fuoco è rimasto spento e ci è passata di mezzo pure una pandemia. Solo di recente, la famiglia Segalini e il nuovo parroco don Alessandro Ponticelli hanno deciso di rispolverare - in tutti i sensi - il vecchio progetto del forno a legna, per tornare a fare il pane. E adesso c’è stato un tale boom di richieste che ha sorpreso gli stessi parrocchiani.
Il pane del forno di San Lorenzo viene distribuito al termine delle messe del sabato pomeriggio e domenica mattina tra Campremoldo Sotto, il Santuario di Madonna del Pilastro e Gragnano. « Però la domenica a Gragnano non è mai arrivato, è sempre finito prima a causa della grande richiesta » fa notare il parroco don Alessandro. «Una volta si cucinava il pane una volta al mese, adesso anche due o tre volte. Il forno è abbastanza grande, perché ogni infornata può produrre una trentina di pani da un chilo l’uno. L’ultima volta ne sono stati sfornati una novantina e non sono bastati. Chi è interessato, viene e lascia un’offerta. Adesso servirebbe acquistare una nuova impastatrice, anche usata, per poter soddisfare tutte le richieste: speriamo che qualcuno ci possa aiutare e si faccia avanti».
A impastare, tanto, c’è ancora Pinuccia che resta fedele alla sua ricetta, che prevede un miscuglio di farine: un pane “a chilometro zero”, anche perché le farine utilizzate sono quelle che il vicino Molino Dallagiovanna normalmente già destina alla Caritas.
«Un’impastatrice ce l’abbiamo, ma servirebbe un po’ d’aiuto» aggiunge Pinuccia. Nella sala parrocchiale, che è stata di recente pulita e sistemata per ospitare il “panificio”, è stata aggiunta pure una stufa per aiutare la lievitazione delle pagnotte. «Così un’attività di comunità, nata col contributo di tutti, oggi aiuta tante persone » conclude don Ponticelli.
Che fine fa, infatti, il ricavato delle offerte? Rispetto al passato, la parrocchia ha scelto di razionalizzare meglio le entrate: metà resteranno in parrocchia, per la gestione quotidiana o il pagamento delle bollette; l’altra metà sarà invece donata alla Caritas dell’Unità Pastorale della Valluretta. «Useremo questo denaro per acquistare generi alimentari da distribuire alla famiglie» precisa Umberto Morelli, che da anni a Gragnano si occupa proprio di questo. « Purtroppo le famiglie bisognose di “borse spesa” aumentano di mesi in mese: per ogni famiglia che si risolleva, se ne presentano altre tre». I generi alimentari, finanziati anche con il forno di Campremoldo, serviranno quindi a dare sollievo a situazioni difficili, da Gragnano fino a Piozzano. E così il pane, adesso, smette di essere solo e soltanto un simbolo di condivisione.
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