Sanità, pronta la rivoluzione da due miliardi. Stretta con esami e ricoveri

11 agosto 2015

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Chi ha un semplice mal di schiena non potrà più chiedere la Tac, se non a pagamento. Chi ha l’ernia, idem. Niente risonanza al ginocchio, poi, per gli over 65. Così anche per le donne incinta: stop agli esami considerati inutili, se non necessari. Dopo il taglio di 2,3 miliardi per la sanità, la rivoluzione di ospedali e ambulatori dovrebbe essere pronta per la fine del mese, con la riduzione anche dei ricoveri e dei giorni in corsia; prevede multe ai medici, fino alla riduzione dello stipendio, per chi prescrive troppo.
“Il problema visto da un’ottica medica e non politica, è complesso – commenta il presidente dell’Ordine dei medici di Piacenza, Augusto Pagani, di recente eletto presidente della Federazione Regionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri dell’Emilia-Romagna -. Ognuno si deve prendere la propria parte di responsabilità. I politici anche”.
“Il 20-30 per cento dei pazienti ambulatoriali esterni non si presenta all’esame. La qualità deve essere inoltre un fattore fondamentale nel lavoro, altrimenti l’esame va ripetuto, con costi che si aggiungono – aggiunge Fabio Fornari, primario di Gastroenterologia -. In sanità, più prestazioni fai più te ne richiedono”.
Luigi Cavanna, primario di Oncologia ed Ematologia, invita a distinguere l’analisi dell’appropriatezza dell’esame medico dal discorso dei tagli: “Razionalizzare è oggi diventata una parola troppo di moda – spiega -. Il sistema sanitario sembra diventato un pozzo a cui attingere quando si ha bisogno di fondi”. “Contrastare l’inappropriatezza delle prescrizioni non deve diventare una scusa per penalizzare, ancora una volta, i cittadini, in particolare i malati, gli anziani, chi ha bisogno” incalza l’avvocato Cristina Balteri di Codacons.

“I medici di medicina generale che rappresentano la porta d’accesso al sistema sanitario non devono fungere da controllori”. Non usa mezzi toni la Federazione Italiana Medici di Famiglia di Piacenza, sindacato dei medici di medicina generale, che in una nota dalla sede di via Gioia, prende posizione sul caos generato dagli annunciati tagli dello Stato al sostegno economico di alcune prestazioni mediche. “Se iniziamo a fare i controllori – precisano ancora i medici della Fimmg -, ne andrà del rapporto di fiducia coi pazienti che si affidano a noi. Restiamo dunque fortemente perplessi”.

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