Esercizio abusivo della professione

“Non ti rendo le foto se interrompi le sedute”: sedicente psicologa denunciata dalla polizia

12 maggio 2018

Denunciata per esercizio abusivo della professione. È questa l’accusa della quale deve rispondere una sedicente psicologa di Piacenza. Un’indagine portata a termine dagli uomini della squadra mobile della polizia di Piacenza e che fa seguito ad una precedente indagine risalente al 2014. Anche questa volta, una segnalazione da parte di una paziente ha messo nei guai la finta psicologa, che avrebbe sperimentato su una signora piacentina un metodo di cura statunitense.

“Per risolvere i tuoi problemi, ho bisogno di conoscere anche quelli dei tuoi familiari e, nello specifico di tua madre”. Questa l’insolita richiesta della donna, che avrebbe invocato con insistenza alla paziente diverse fotografie, anche personali e datate, onde poter risolvere in questo modo i problemi matrimoniali che hanno spinto la piacentina a rivolgersi alla dottoressa. Tuttavia, la situazione è degenerata quando la psicologa (dopo il dissenso della figlia) si è recata di persona alla clinica dov’è ricoverata la madre 82enne della paziente, per poter coinvolgere anche lei nelle cure, del costo di 80 euro a seduta.

A questo punto, insospettita dall’invadenza della psicologa, la piacentina ha voluto interrompere il trattamento e la dottoressa per non perdere la cliente, l’avrebbe addirittura minacciata di non renderle le foto in caso di interruzione delle sedute, dicendosi disposta anche ad abbassare il prezzo da 80 a 60 euro per la consulenza. Di fronte, però, all’ennesimo dissenso della paziente, la finta psicologa ha rivelato in realtà di essere una pedagogista e di aver già trattato casi simili in passato. A questo punto è entrata in scena la polizia, che aveva già denunciato nel 2014 la sedicente dottoressa per esercizio abusivo della professione. “Avete figli problematici? Sono disposta ad analizzare voi genitori, visto che se un ragazzo ha difficoltà la causa è da ricercare proprio nei genitori”. Questa era la richiesta per la quale erano già scattate le indagini quattro anni fa, quando la pedagogista lavorava in una scuola del piacentino. Il sospetto della squadra mobile è che l’attività della finta psicologa sia ben più estesa e per questo le indagini sono tuttora in corso.

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