Don Henley: «The Eagles, cala il sipario. Non ho rimpianti, ho dato il massimo»
L'annuncio in una conferenza online da Las Vegas, dove agli ultimi concerti c'era anche un certo Ringo...

Eleonora Bagarotti
|3 ore fa

© ANSA
Come in molte altre storie rock, era già nell’aria. Ma adesso è ufficiale. Don Henley ha tenuto una conferenza online e annunciato a mezzo mondo - c’eravamo anche noi - il futuro degli Eagles:The End, come canterebbe Jim Morrison. La definitiva calata di sipario arriverà a Las Vegas, con una sorta di “canto del cigno” per il gruppo, impegnato nei concerti finali. Pur ammettendo di aver già detto la stessa cosa in passato («non siamo gli unici, tantissimi gruppi si sono sciolti e poi riuniti», ha precisato Henley), ormai «anche per questioni anagrafiche» si va verso la fine. Gli hanno chiesto di fare da portavoce e «non ho problemi a farlo, mi sento in pace con questa prospettiva. Vorrei passare più tempo con la mia famiglia e trascorrere le giornate a coltivare il mio orto e in alcuni periodi viaggiare. Ma non come quando andavamo in tournée: ho viaggiato in tutto il mondo, però alla fine non ho visto molto - ha precisato -. In tournée si vedono soprattutto gli aeroporti, gli alberghi e i luoghi dove ci si esibisce ma non si esce. Io vorrei tornare in alcuni luoghi dove sono stato e visitarli a fondo».
«Ci sono ancora alcune cose da fare, se si è in salute a 78 anni, e tutte quelle che posso riuscire ancora a vivere, le voglio sperimentare: non voglio chiudere la mia vita in modo unidimensionale» ha aggiunto. Ma Henley non nasconde alcuni “acciacchi” dell’età. Dovrà operarsi alla schiena «a causa della postura durante le performance alla batteria, ed anche la voce non è più la stessa, è naturale che sia così».
«Ci sono ancora alcune cose da fare, se si è in salute a 78 anni, e tutte quelle che posso riuscire ancora a vivere, le voglio sperimentare: non voglio chiudere la mia vita in modo unidimensionale» ha aggiunto. Ma Henley non nasconde alcuni “acciacchi” dell’età. Dovrà operarsi alla schiena «a causa della postura durante le performance alla batteria, ed anche la voce non è più la stessa, è naturale che sia così».

Henley, che si è «definitivamente ripulito dalla cocaina nel 1980», è un attivista impegnato nel sociale: presiede organizzazioni non profit dedicate alla salvaguardia ambientale. «Vorrei lasciare ai giovani la possibilità di respirare meglio, in futuro».
Oltre a una carriera eccezionale, gli Eagles sono reduci da un primato: “Their Greatest Hits” (1971-1975), pubblicato il 17 febbraio 1976, è diventato il primo album a essere certificato 4 volte disco di diamante negli Stati Uniti dalla Recording Industry Association of America, ha venduto oltre 42 milioni di copie a livello globale.
In ambito discografico, non è il solo record: “Hotel California”, il V album del gruppo (pubblicato l’8 dicembre 1976), è il terzo più venduto negli Stati Uniti.
«Sono contento per questi 53 anni di eccezionale attività, e devo dire che l’atmosfera a Las Vegas è molto vivace: vengono a vedere i nostri concerti tantissimi fan da ogni parte del mondo e le “venue” sono eccezionali». Emozionato? «A dire il vero, non ci penso più di tanto. Ho la famiglia, la salute... salgo in palcoscenico dando il massimo e questo è il modo migliore di salutare il nostro pubblico, con generosa autenticità».
Piuttosto, a proposito del suo essere ambientalista, è «preoccupato per lo stato del mondo, lo stato di questo Paese e queste sono le cose a cui pensare per le generazioni future. Non penso troppo al traguardo raggiunto, certo è bello, tutti noi lo apprezziamo, ma ciò che ci rende davvero felici, in questi ultimi show, è fare felici gli altri. Sono 53 anni che suoniamo per la gente: si dice che la musica sia una medicina e che le persone hanno bisogno particolarmente di questa medicina ora. Negli Stati Uniti, ma anche in tutto il mondo, oggi siamo sofferenti ed è bello ritrovarsi in un posto (il riferimento è a The Sphere, ndr) dove migliaia di persone sono d’accordo su una cosa. La musica ha spesso questo potere. Non è come un evento sportivo dove c’è un vincitore e un perdente e qualcuno se ne torna a casa arrabbiato. Noi vinciamo tutte le notti, il pubblico vince sempre, è una cosa bellissima ma c’è anche tanto lavoro dietro, posso ben dirlo: fare il musicista in modo professionale non è una cosa facile, fisicamente e psicologicamente». Rimpianti? «Nessuno. So di aver dato tutto quello che potevo».
Oltre a una carriera eccezionale, gli Eagles sono reduci da un primato: “Their Greatest Hits” (1971-1975), pubblicato il 17 febbraio 1976, è diventato il primo album a essere certificato 4 volte disco di diamante negli Stati Uniti dalla Recording Industry Association of America, ha venduto oltre 42 milioni di copie a livello globale.
In ambito discografico, non è il solo record: “Hotel California”, il V album del gruppo (pubblicato l’8 dicembre 1976), è il terzo più venduto negli Stati Uniti.
«Sono contento per questi 53 anni di eccezionale attività, e devo dire che l’atmosfera a Las Vegas è molto vivace: vengono a vedere i nostri concerti tantissimi fan da ogni parte del mondo e le “venue” sono eccezionali». Emozionato? «A dire il vero, non ci penso più di tanto. Ho la famiglia, la salute... salgo in palcoscenico dando il massimo e questo è il modo migliore di salutare il nostro pubblico, con generosa autenticità».
Piuttosto, a proposito del suo essere ambientalista, è «preoccupato per lo stato del mondo, lo stato di questo Paese e queste sono le cose a cui pensare per le generazioni future. Non penso troppo al traguardo raggiunto, certo è bello, tutti noi lo apprezziamo, ma ciò che ci rende davvero felici, in questi ultimi show, è fare felici gli altri. Sono 53 anni che suoniamo per la gente: si dice che la musica sia una medicina e che le persone hanno bisogno particolarmente di questa medicina ora. Negli Stati Uniti, ma anche in tutto il mondo, oggi siamo sofferenti ed è bello ritrovarsi in un posto (il riferimento è a The Sphere, ndr) dove migliaia di persone sono d’accordo su una cosa. La musica ha spesso questo potere. Non è come un evento sportivo dove c’è un vincitore e un perdente e qualcuno se ne torna a casa arrabbiato. Noi vinciamo tutte le notti, il pubblico vince sempre, è una cosa bellissima ma c’è anche tanto lavoro dietro, posso ben dirlo: fare il musicista in modo professionale non è una cosa facile, fisicamente e psicologicamente». Rimpianti? «Nessuno. So di aver dato tutto quello che potevo».

"DESPERADO" E "HOTEL CALIFORNIA", MA IL SEGRETO DEL SUCCESSO È "TAKE IT EASY"
Gli Eagles sono una record band, che ha al suo attivo alcuni dischi tra i più venduti di tutti i tempi, grazie a successi come “Hotel California”, “Take it easy”, “Desperado”, “Best of my love” e “Take it to the limit”. Gli attuali membri del gruppo, che fa parte della Rock and Roll Hall of Fame, includono Don Henley, alla voce, chitarra ritmica, batteria e percussioni, Joe Walsh, alla voce, chitarra e tastiere, Timothy Bruce Schmit, alla voce, basso e armonica, Vince Gill, alla chitarra ritmica e elettrica, e Deacon Frey, alla voce e alle chitarre, figlio del defunto co-fondatore Glenn Frey, scomparso nel 2016 a 67 anni. Altri lutti hanno colpito la band: nel 2023 è morto il bassista fondatore Randy Meisner, nel 2024 lo stretto collaboratore JD Souther.
Don Henley è colui che ha annunciato l’imminente fine della band: «In un’epoca e in una cultura, in cui tutto sembra diventare ogni giorno più effimero, è gratificante avere fatto parte di qualcosa che dura, anche se dura da cinquant’anni. Siamo stupiti e grati». E c’è tanta, tantissima emozione, in queste ultime serate a Las Vegas (solo alcune hanno avuto la defezione di Walsh, che si è ammalato ma è poi tornato in scena). «Improvvisamente abbiamo dovuto fare una scelta - ha spiegato Henley -. Potevamo annullare tutto oppure fare i professionisti veri e andare avanti. Così, abbiamo provato con Vince Gill, una prova d’emergenza di un paio d’ore nel pomeriggio prima dello show. E fortunatamente, in questa band, abbiamo una panchina profonda». Il musicista country Vince Gill, entrato negli Eagles nel 2017, si è fatto dunque avanti per cantare i classici di Walsh come “Rocky mountain way” e “Life’s been good” mentre il giovane Deacon Frey ha eseguito l’iconico assolo di chitarra in “Hotel California”. L’unico cambiamento nella scaletta è stato l’inserimento di “Best of my love” al posto di “Funk #49”. Tutto, però, è già tornato a posto e l’ultima tranche degli show permetterà ai fan del gruppo di applaudire anche Joe Walsh (che di anni ne ha 78).
Gli Eagles sono una record band, che ha al suo attivo alcuni dischi tra i più venduti di tutti i tempi, grazie a successi come “Hotel California”, “Take it easy”, “Desperado”, “Best of my love” e “Take it to the limit”. Gli attuali membri del gruppo, che fa parte della Rock and Roll Hall of Fame, includono Don Henley, alla voce, chitarra ritmica, batteria e percussioni, Joe Walsh, alla voce, chitarra e tastiere, Timothy Bruce Schmit, alla voce, basso e armonica, Vince Gill, alla chitarra ritmica e elettrica, e Deacon Frey, alla voce e alle chitarre, figlio del defunto co-fondatore Glenn Frey, scomparso nel 2016 a 67 anni. Altri lutti hanno colpito la band: nel 2023 è morto il bassista fondatore Randy Meisner, nel 2024 lo stretto collaboratore JD Souther.
Don Henley è colui che ha annunciato l’imminente fine della band: «In un’epoca e in una cultura, in cui tutto sembra diventare ogni giorno più effimero, è gratificante avere fatto parte di qualcosa che dura, anche se dura da cinquant’anni. Siamo stupiti e grati». E c’è tanta, tantissima emozione, in queste ultime serate a Las Vegas (solo alcune hanno avuto la defezione di Walsh, che si è ammalato ma è poi tornato in scena). «Improvvisamente abbiamo dovuto fare una scelta - ha spiegato Henley -. Potevamo annullare tutto oppure fare i professionisti veri e andare avanti. Così, abbiamo provato con Vince Gill, una prova d’emergenza di un paio d’ore nel pomeriggio prima dello show. E fortunatamente, in questa band, abbiamo una panchina profonda». Il musicista country Vince Gill, entrato negli Eagles nel 2017, si è fatto dunque avanti per cantare i classici di Walsh come “Rocky mountain way” e “Life’s been good” mentre il giovane Deacon Frey ha eseguito l’iconico assolo di chitarra in “Hotel California”. L’unico cambiamento nella scaletta è stato l’inserimento di “Best of my love” al posto di “Funk #49”. Tutto, però, è già tornato a posto e l’ultima tranche degli show permetterà ai fan del gruppo di applaudire anche Joe Walsh (che di anni ne ha 78).

Nota curiosa. Tra il pubblico di Las Vegas ad applaudire gli Eagles c’era anche l’ex beatle Ringo Starr con la moglie Barbara Bach. Per chi non lo sapesse, Ringo e Joe Walsh sono cognati in quanto quest’ultimo è sposato con la sorella di Barbara, Marjorie. I quattro risiedono a Los Angeles e sono praticamente inseparabili. «Ma io non sono qui per amicizia e neppure per una questione di famiglia - ha precisato Ringo Starr -. Sono un fan degli Eagles e poter riascoltare le loro canzoni dal vivo, ancora una volta, è stato bellissimo».
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