Graphic novel di genere fluido alla ricerca dell'identità sessuale

Alla scoperta di romanzi disegnati che sanno essere drammatici, sorridenti, ironici o sofferti, ma sempre intensi e coinvolgenti

Alessandro Sisti
|6 giorni fa
Una vignetta dal "Romanzo esplicito, opera prima di Fumettibrutti
Una vignetta dal "Romanzo esplicito, opera prima di Fumettibrutti
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La narrativa cosiddetta “di genere” è quella che si attiene a uno specifico modello di trama – gialla oppure fantasy, rosa, fantascientifica e via dicendo – con i suoi canoni e stilemi. Nondimeno, fra i numerosi significati, con il termine “genere” ci si riferisce a quello sessuale: femminile, maschile o altro ancora, perché la definizione comprende un simbolico arcobaleno di identità in cui riconoscere la propria.
A volte per raccontarla, magari a fumetti, e da tempo le graphic novel si sono affermate come uno dei canali preferiti dagli autori che affrontano questo tema. La scelta è sorretta da varie ragioni, a cominciare dalla fruibilità che il fumetto mette a disposizione di qualsiasi contenuto, però non soltanto, poiché la sinergia di testi e immagini drammatizza il narrato in senso teatrale, ossia lo mette in scena rendendolo più espressivo. Allo stesso tempo i fumetti, nella loro forma artistica essenziale, sono un mezzo povero la cui realizzazione non richiede che carta e inchiostro e ciò garantisce all’autore il pieno controllo sul messaggio, senza il filtro di adattamenti, né di regia e di quant’altro comporterebbe una produzione cinematografica o televisiva. Le vignette concedono a ciascuno la libertà di raccontare in modo autenticamente personale la propria storia, tanto più che spesso – seppure non necessariamente – appunto di vicende vissute in prima persona si tratta, esperienze autobiografiche diverse che si legano in una visione il cui valore culturale è tanto più significativo in quanto individuale.
L'ultima edizione Pride dei supereroi Marvel
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È una scena in cui l’autrice italiana di maggiore risalto è oggi Fumettibrutti, pseudonimo di Josephine Yole Signorelli, che esordisce nel 2018 con “Romanzo esplicito”, seguito nei due anni successivi da “P. La mia adolescenza trans” e “Anestesia”, i tre titoli che compongono la “Trilogia esplicita” per arrivare al più recente “Tutte le mie cose belle sono rifatte”. Nelle storie di Fumettibrutti c’è il suo percorso di transizione sessuale e riassegnazione di genere, col bagaglio che comporta in termini di fatica e dolore fisico e psicologico nonché l’orgoglio e il coraggio, l’intelligenza e perfino, nonostante tutto, ironia e umorismo. Qualità a doppio senso richieste anche al lettore per condividere il racconto e capirlo lasciando fuori dalle pagine i pregiudizi, che alla lettera sono giudizi espressi prima d’aver capito. Fumettibrutti non è da sola sugli scaffali di librerie e fumetterie e fra i fumettisti del nostro Paese si contano autori di opere non meno intense, come la scrittrice e sceneggiatrice Francesca Caizzi, che insieme a Filippo Paris, architetto, scenografo e disegnatore, ha firmato “Dietro il brillìo delle stelle”, il romanzo grafico che ha per protagonisti Gaia e Martino, inseparabili fin da piccoli. Crescendo, quasi inevitabilmente in Martino l’amicizia per Gaia si trasforma in amore, tuttavia lei non si riconosce nel corpo femminile che le è toccato e approfitta del trasferimento in un’altra città per appropriarsi dell’identità maschile che sente sua. Esce dalla vita dell’amico d’infanzia di cui non può ricambiare il sentimento senza trovare la forza di dargli spiegazioni e Martino, disperato per quello che vive come un abbandono immotivato, frequenta altre ragazze ripromettendosi di non innamorarsi mai… fino al giorno in cui incontra Carlo. È un lieto fine conquistato nonostante l’incomunicabilità alla quale fa da contorno l’incomprensione delle famiglie, in una trama che non parla semplicemente del superamento dei ruoli sessuali imposti, quanto – con maggiore introspezione – del riconoscimento di sé e della difficoltà di parlarsi.
L'ultima edizione del DCPRIDE
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Un ambiente familiare conflittuale è anche quello di Lucio nel romanzo a fumetti “Tutte le volte che sono diventato grande” di Giulio Macaione, racconto parzialmente autobiografico che ruota in misura minore attorno al tema della comprensione della propria identità – di genere e non solo – superata dal problema di manifestarla. Lucio sa di essere gay e di voler studiare arte per disegnare storie, ma come dirlo senza ferirli a dei genitori tradizionalisti, incapaci addirittura di dialogare fra loro se non per litigare e che lui stesso non sa se sarebbero più sconvolti dalla sua omosessualità o dalla volontà di fare un mestiere ai loro occhi poco ortodosso? In questo che del fumetto s’è (con giusto merito) consolidato come un genere a sé stante, oltre ai resoconti di vita vissuta che espandono la comprensione del presente si trovano toccanti esplorazioni storiche. Una è “In Italia sono tutti maschi”, dello sceneggiatore, scrittore e saggista Luca de Santis per i disegni di Sara Colaone, fumettista e illustratrice, vicenda travagliata e dolorosa di Antonio Angelicola detto Ninella, relegato sull’isola di San Domino dov’erano inviati al confino gli omosessuali durante il ventennio fascista. Gli anni del primo conflitto mondiale sono invece lo sfondo di “Poco raccomandabile” di Chloé Cruchaudet, ispirato a fatti reali e il cui più significativo titolo originale è “Mauvais genre”. Per non tornare in prima linea, dove ha visto un amico morire dilaniato, ed evitare la condanna a morte comminata ai disertori, il protagonista Paul Grappe, con l’aiuto della moglie Louise, si finge donna con il nome di Suzanne Landgard. In abiti femminili scopre un aspetto inatteso della sua personalità, che la mentalità del tempo rende impossibile vivere se non in situazioni morbose, nelle quali coinvolge Louise e che esasperano il trauma di guerra di Paul, rendendolo sempre più disperato e violento finché la moglie lo uccide.
La fatica di comunicare domina "Tutte le volte che sono diventato grande" di Giulio Macaione
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Fra simili tragedie del passato e i diari di un’attualità personale che viceversa rende ragione di come il sociale stia positivamente cambiando – nonostante rimangano sacche d’arretratezza – un posto speciale spetta a “Cinzia” di Leo Ortolani, spin-off della saga del suo famoso supereroe (si fa per dire) Rat Man. Ogni paladino in calzamaglia ha un’ammiratrice privilegiata, Superman ha Lois Lane e Rat Man ha Cinzia, bionda appariscente e platinata che all’anagrafe è Paul. In attesa della chirurgia che lo/la renderà nel fisico ciò che dentro di sé sa di essere, Cinzia quotidianamente combatte con i colloqui di lavoro, regolarmente fallimentari poiché il suo aspetto non corrisponde a quanto è scritto sulla carta d’identità, con una psicologa ostile e giudicante che le rifiuta la riassegnazione di genere e con la realtà esasperata e surreale di una comunità LGBTQ che per non escludere nessun orientamento deve continuamente aggiungere lettere alla propria sigla. E pur con tutto ciò Cinzia fa sorridere anche chi condivide la sua situazione. Per riuscirci – lo dichiaro con invidia d’autore – bisogna essere bravi. È indispensabile quanto lo è il contraltare di un pubblico aperto ed etimologicamente intelligente, ovvero capace di leggere e comprendere in profondità, ma anche nel campo dei comics a grande diffusione i tempi cambiano. Così tanto DC che Marvel, le due case editrici che nel mondo si spartiscono i supereroi più conosciuti, pubblicano annualmente le antologie “Pride” dedicate ai loro personaggi LGBTQIA+. Un detto forse un po’ trito ma ugualmente veritiero sentenzia che chi non legge vive una sola vita mentre chi legge può viverne migliaia, che assomiglino alla propria o siano quanto di più lontano si possa immaginare. È fuor di dubbio il pregio più grande di fumetti come questi, che trasformano in storie la ricerca dell’identità di genere e l’aspirazione a poter essere pubblicamente uguali a se stessi.