“Il mio fiore per sempre”, un emozionante viaggio poetico che abbraccia amore, fede e speranza

07 Dicembre 2023 12:15

Esistono universi poetici nei quali immergersi completamente, dove la forma lascia il posto all’emozione e gli antipodi dell’esistenza sembrano toccarsi fino a fondersi.

Attraverso di essi è possibile addentrarsi nel labirinto nebuloso dell’anima, farsi parte del respiro della vita, il quale si manifesta soltanto ai cuori più sensibili. A loro è dedicata l’opera di esordio di Roberto Guagliani, un’irresistibile esortazione poetica a inseguire la bellezza, a comprendere la sapienza nascosta negli affetti, nei gesti quotidiani. Versi, brevi prose, appunti storici e riflessioni, per un connubio tra le parole e la vita, tra la Terra e il Cielo, tra il presente e l’eternità.

“Il mio fiore per sempre”, pubblicato per il Gruppo Albatros il Filo, è un viaggio nel linguaggio dell’anima, in cui Guagliani abbraccia con grazia e tenerezza il dolore della perdita, sublimandolo in una fonte inesauribile di bellezza. Michy, l’amore strappato troppo presto, diventa per l’autore musa eterna, colei che quotidianamente lo ispira a comporre i suoi versi poetici, nei quali emerge un profondo senso di gratitudine per gli attimi condivisi.

Roberto Guagliani affida alla sua opera una valenza ascetica: la poesia è infatti il mezzo per sottrarre le cose del mondo dal loro consumo utilitaristico, per elevare gli elementi della vita quotidiana a una dimensione superiore e preservarli dall’ineluttabile processo di esaurimento. È così che la poesia diventa un ponte tra il presente e la vita eterna, tra l’esistenza mondana e la forza della fede. L’autore stesso definisce i propri componimenti delle “meditazioni poetiche”, le quali chiamano il lettore a compiere un percorso guidato dal cuore, tra i valori e i sentimenti che rendono la vita degna di essere vissuta.

È attraverso la sua sensibilità di poeta che l’autore è in grado di avvertire i messaggi che riceve dall’alto, dal mondo invisibile che dona risposte alle anime incerte. L’autore dedica un’ampia parte della sua poetica agli Angeli Custodi e al ruolo che essi giocano quando è in cerca di ispirazione. Il più delle volte questo tentativo di contatto avviene attraverso un numero, il quattro, che ricorre nella sua vita con una frequenza impressionante. È un numero sacro, dai significati potenti, che nella sua esperienza è stato ugualmente portatore di benedizioni e dispiaceri. Si tratta inoltre di un indizio fortemente legato alla sua produzione poetica, racconta infatti di svegliarsi spesso alle quattro del mattino per scrivere, catturato dall’ispirazione.

Il luogo prediletto per far vivere questa ispirazione è fuori dal trambusto della metropoli: lontano da Milano, città che dà i natali all’autore, la sua anima trova riposo a Chiusano, nell’astigiano. Il minuscolo borgo, come racconta l’autore: “è abitato da gente che sa fare il pane in casa, che ama i fiori, gli alberi ed il mirabile canto degli uccelli, i silenzi udibili della natura, nel quadro di un’elegia poetica del quotidiano. Un mondo piccolo quindi, poche cose, ma intime della tradizione che comprende l’espressione “amore”.” Il “cenobio” di Chiusano è per l’autore il crocevia di una vita pregna di vivacità, luci e colori, il luogo dell’incontro e dei momenti più spensierati con la sua amata. Nel richiamare un’atmosfera comunitaria, dalle tinte religiose, monacali, il cenobio offre al poeta, oltre al ricordo, anche il distacco necessario dalla mondanità per favorire il raccoglimento, la riflessione, la preghiera.

Ci emozionano particolarmente, nell’opera di Guagliani, le composizioni dedicate a Michy, l’amore della sua vita. Nonostante la sua assenza fisica, lei è onnipresente nella vita del poeta, come guida e ispirazione attraverso ricordi ed emozioni. I versi in cui si scorge la sua presenza sono intrisi di una grazia raffinata, trasmettono una tenerezza che va oltre la tristezza dell’assenza. Guagliani affronta il ricordo e la nostalgia con animo luminoso, scorgendo la speranza di ricongiungersi nel mondo ultraterreno. Questo slancio trascende la malinconia, il dolore si trasforma in un’elegia vibrante e positiva. Nelle parole dell’autore si declina infatti la celebrazione della vita, la rinascita attraverso le memorie di un amore che continua a vivere anche oltre la morte.

Senza mai mettere da parte la tensione spirituale, è nel mondo e nella sua bellezza che Guagliani riconosce la moglie, la gioia di averla incontrata e di aver condiviso con lei il percorso della propria vita. Nei fiori, e in particolar modo nelle amate orchidee, riconosce il sorriso di Michy, la cui grazia odorosa è il viatico per tornare indietro nel tempo e rivivere i ricordi più belli. In “Un angelo tra i fiori” leggiamo parole dolcissime: “Cogli da lassù i fiori per te, te leggera che vivi dov’è sempre primavera, / Non smetto di pensare al grazioso pettirosso, / Quello che canta per noi quando ti vengo a trovare, / Che porto con me impresso nel mio petto, / Poi la sera ti cerco tra le stelle, / E ti trovo sempre tra quelle più belle, / Di notte sento ancora la tua mano adagiata sulla mia spalla, / Quasi a proteggere me dai cupi pensieri, / Mi strugge ancora il ricordo della tua lacrima, / Che scendeva dolce sul tuo viso quella notte cupa, / Quando ti sei incamminata verso l’alto dei cieli”.

È in questo tripudio di immagini che Guagliani esplora la vitalità e la bellezza del mondo. La mondanità dell’autore è sublime, celebra la natura, gli animali, gli affetti, l’amicizia e la convivialità, che non lesina sul buon cibo e sul buon vino. Non mancano i riferimenti a San Francesco d’Assisi, dal quale l’autore trae l’ispirazione nella ricerca di un’armonia con il creato che rifiuta l’approccio edonistico. Il breve racconto “La bella tortorella” parla proprio del rapporto speciale tra l’autore e una tortora, la preferita di Michy. Nel condividere con lei i biscotti, l’autore ricorda i momenti felici con la sua amata nella loro casa al mare, fatti di una quotidianità dal valore inestimabile. La tenerezza ci assale anche nella poesia “Le tue piante grasse”, dove con un sorriso – l’autore e la sua amata avevano infatti scelto dei nomignoli per le loro piante – immaginiamo la complicità e l’amore, più forti di ogni malinconia: “[…] Ora che non ci sei più le tue piante sono diventate grandi e hanno una fioritura per lungo tempo, / Io gli parlo delicatamente fino a quando mi prende la malinconia, e allora sosto tra di loro per ricordare, / Sono come le comete illuminanti il nostro cuore che ci ricordano che sei sempre presente nella nostra dimora, / Ciao amore da quaggiù a lassù dove ti immagino vivere in mezzo ad un cuore gigante, / Formato da milioni delle amate piante tra il profumo di Nanipapi”.

Alle poesie e ai racconti in prosa, Roberto Guagliani accosta anche diverse fotografie: alcune ritraggono le orchidee, altre le rose o gli scorci più suggestivi e significativi per l’autore. È un ulteriore atto di generosità del poeta, un altro modo per offrirci la bellezza di cui giorno dopo giorno si prende cura, affinché non appassisca. Attraverso le sue poesie e i racconti l’autore dedica la stessa cura al fiore più bello, la sua Michy, affinché il ricordo di un’esistenza condivisa rimanga vivo, al riparo dagli sconvolgimenti che il tempo porta con sé. Così come i suoi fiori, le parole dell’autore incantano per la bellezza odorosa che sprigionano, indistruttibili nella loro levità. “Il mio fiore per sempre” è un viaggio di vita, fede, amore e speranza, un’esperienza poetica che va oltre la pagina scritta, invadendo il cuore e l’anima di chiunque si avventuri in essa.

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