A proposito dei Ricardo, di Lucille Ball e di falsi ricordi

Di Barbara Belzini 08 Gennaio 2022


Sono così vecchia che mentre guardavo “Being The Ricardos” (su Amazon Prime) ho pensato per tutto il tempo “Ma certo che mi ricordo di “I love Lucy”, una sitcom che ha fatto la storia della televisione, con 60 milioni di spettatori ogni settimana, una valanga di piccoli sketch che hanno ipnotizzato gli americani per anni, come quello alla fabbrica di cioccolato

 

o lo spot di Vitameatavegamin, che, dicono nel film, è la battuta migliore che le abbiano mai scritto

Ma quando sono andata ad approfondire ho scoperto che in Italia la sitcom con Lucille Ball e Desi Arnaz, girata tra il 1951 e il 1957, è andata in onda nel 1960, e che quindi il mio ricordo era di “The Lucy Show”, un altro programma della Ball degli anni ‘60 che fu trasmesso da noi a metà anni Ottanta e del quale, a dire il vero non saprei raccontare neanche un pezzetto di trama. Ma mi ricordo perfettamente di Lucille Ball, dei suoi occhi grandi, delle sue pettinature torreggianti e del suo essere, proprio a partire dal suo aspetto, un’attrice di enorme talento comico.

“Being The Ricardos” nasce dalla scrittura densa e penetrante di Aaron Sorkin, che dopo “Molly’s Game” e “Il processo ai Chicago 7” firma sceneggiatura e regia di questo film prodotto da Amazon e interpretato brillantemente da una serie di pesi massimi come Nicole Kidman, Javier Bardem, Nina Arianda e J.K. Simmons, tutti nominabilissimi a qualunque tipo di premio.

Condensando nell’arco temporale stretto di una settimana una serie di avvenimenti in realtà accaduti in anni diversi che hanno travolto il matrimonio di Lucy e Desi e messo in pericolo il loro show (l’accusa di comunismo a Lucille, la sua seconda gravidanza, i sospetti di tradimento del marito), Sorkin mette in scena tutto quello che può, e, grazie a una struttura articolata che parte dalla cornice dei narratori in un finto documentario con finte interviste e prosegue nel presente della puntata settimanale di “I love Lucy”, ci porta indietro nel tempo con i flashback che ricostruiscono come Lucy e il marito Desi siano arrivati ad avere una propria società di produzione che lavora allo show, ci mostra la capacità registica di Lucy che mentre legge il copione visualizza immediatamente la scena e capisce se funziona, e riesce ricostruire nel tempo e nello spazio la figura drammatica di Lucille Ball.

Lucy pensa svelta come Sorkin (e Nicole parla ancora più svelta) ed è lontana anni luce dalla figura ingenua dello show: quando lei e Desi si incontrano, è lei che comincia a fargli delle avance, lei che emerge dall’ombra come una dark lady con il basco e la sigaretta, incorniciata dalla luce e dal fumo come Barbara Stanwick (e infatti i due si incontreranno su Mulholland Drive): è lei la star e lo mette in chiaro subito, anche sul set di un film di serie b. Desi lo sa e l’equilibrio tra loro funziona perché anche lui, il cantante cubano, ha il talento di un mattatore e la testa di un imprenditore del mondo dello spettacolo, ma Lucy è una control freak sul lavoro e nel matrimonio, il suo uomo è la sua grande fragilità e “I love Lucy” la sua prigione.

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