Adam Sandler ama il basket e in “Hustle” lo fa amare anche a noi

Di Barbara Belzini 25 Giugno 2022


Sono così bacchettona e filo europea che detesto la commedia demenziale, anche quella celebratissima come Una notte da leoni, American Pie, Scemo e più scemo, per non parlare di Borat. Di conseguenza, di tutta la lunghissima carriera di Adam Sandler conosco poco: ho visto ovviamente tutti i titoli “seri”, Punch-Drunk Love, il film firmato dal più grande regista americano contemporaneo, Funny People, The Meyerowitz Stories e Uncut Gems, ho amato quella deliziosa commedia romantica che è 50 volte il primo bacio (non mi toglierò mai dalla testa Sandler che piange e insulta Marvin Whitmore cantando a squarciagola Wouldn’t It Be Nice dei Beach Boys) ma mi manca tutto il resto.

 

Sono così bacchettona e filoamericana che adoro gli sport movies tutti ispirazione e redenzione, e infatti tra i film interpretati da Sandler ho visto anche “L’altra sporca ultima meta”, fiacco remake dell’originale di Aldrich. Tra i sottogeneri mi piacciono tantissimo anche i coach movies, come Ragazze vincenti, Coach Carter, tutte le stagioni di Friday Night Lights fino a Tornare a Vincere.
In “Hustle” (produzione Netflix disponibile in piattaforma) Sandler è Stanley Sugarman, un ex giocatore di basket stropicciato che si è rovinato la carriera per un incidente: si occupa di scouting per i Philadelphia 76ers, ha un occhio invidiabile per scoprire i talenti ma viaggia in continuazione, si perde i compleanni della figlia, vive nelle camere d’albergo, mangia junk food e vuole disperatamente cambiare lavoro per fare l’allenatore. In uno dei suoi appuntamenti in Spagna, gli cade l’occhio su un gruppo di ragazzi che giocano per venti euro a canestro, e scopre il pezzo mancante che la squadra gli sta chiedendo. Ci sono due vite in gioco qui, quella del coach e quella di Bo Cruz, e il loro campo di battaglia è lo stessa Philadelphia di Rocky, senza gallina ma con le attrezzature professionali del basket.

E’ un film dal taglio molto contemporaneo “Hustle” (tutte le sequenze di streetball sono bellissime), che si concentra sulle dinamiche dell’allenamento svelando molti dietro le quinte e rendendo interessante, vivo e verosimile l’immancabile segmento “training montage” e che nell’altrettanto immancabile pep talk decisivo introduce una variabile interessante, che non punta sull’orgoglio, il credere in sé stessi, sul gruppo, la squadra, il riscatto e il solito campionario di motivazioni (personalmente io sposo Jimmy Dugan e “There’s no crying in baseball”). Sugarman dice al suo ragazzo una cosa da personaggio letterario (salutiamo John Irving), ovvero “L’ossessione batte il talento ogni volta. Tu hai molto talento, ma sei ossessionato?”. Come si diceva, due vite in gioco, un campo di battaglia.

E infine, “Hustle”, co-prodotto da Sandler e da LeBron James, è zeppo di vere star del basket, che sbucano nel film come le vere star del basket che sono o in altri ruoli, a partire dal protagonista https://time.com/6185638/adam-sandler-hustle-nba-stars/. Alcuni li abbiamo già visti al cinema, come Shaquille O’Neal che ha partecipato a diversi film con Sandler, o Charles Barkley in Space Jam, ma per gli appassionati scovare gli atleti sarà divertente come per i cinefili scoprire le citazioni.
E tutti noi amiamo una bella storia di redenzione.

 

 

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