Apro gli occhi e penso a inseguimenti coreografati di macchine nel deserto

Di Barbara Belzini 15 Maggio 2021

fury road macchine

Sei anni fa in questi giorni usciva in sala in Italia “Mad Max: Fury Road” (è su piattaforma, ma non vi metto quale perché non si può guardare questo film in un luogo che non sia una sala cinematografica), regalandoci un’epifania collettiva: non mi succede mai, ma quando nel 2015 ho scritto che il film si candidava a essere IL nuovo termine di paragone per l’action movie, non solo ci ho azzeccato, ma avrei anche potuto spararla più grossa. Sono sei anni che i registi stanno ancora cercando di capire come ha fatto George Miller, l’eroe di cui tutti abbiamo bisogno, un settantenne che per finanziarsi il film gira Happy feet il pinguino ballerino e ci vince pure un Oscar, a girare un film così epico con centinaia di stuntman, niente schermo verde, e pochissima CGI.

Il podio per la dichiarazione migliore sul film è tuttora di Steven Soderbergh: “Ma (George) è fuori campionato. Ti garantisco che anche quella manciata di persone che sarebbe in grado di avvicinarsi a quei livelli, aveva il sangue che gli usciva dagli occhi quando ha visto Fury Road”.

https://www.hollywoodreporter.com/news/general-news/steven-soderbergh-refining-his-logan-lucky-experiment-quieting-ego-1056505/

 

 

Ha raccontato Miller che il quarto episodio di Mad Max era in cantiere da anni (la prima idea è del 1988), ma nel 2001 fu bloccato per via del crollo delle Twin Towers e dell’impatto dell’11 settembre sulle economie mondiali, Mel Gibson nel frattempo diventava sempre più frollo e sempre meno presentabile, quindi si ipotizzò come protagonista Heath Ledger, che pensò bene di morire giovane. E dato che the odds non erano evidentemente in his favour, nel 2010, quando finalmente ci si stava organizzando per girare in Australia, intere zone di deserto erano scomparse a causa di un decennio di piogge che avevano reso il paesaggio floreale anziché lunare. Arriviamo infine all’inizio del 2012, si scrittura Tom Hardy come protagonista e si sposta tutta l’enorme troupe in Namibia. E siamo solo all’inizio delle riprese: il New York Times ha pubblicato l’anno scorso un pezzo fantastico raccogliendo i racconti di attori, troupe, stunt, regista che rende perfettamente tutto il magnifico e il tremendo di quel set che sembrava non finire mai.

Max è un sopravvissuto in un contesto post-apocalittico, dove tutto è deserto, l’acqua scarseggia e la vegetazione di conseguenza pure, e le forme sociali che si formano sono costruite su gerarchie piramidali, dove quelli in basso sono solo ingranaggi funzionali alla sopravvivenza del sistema.

E qui la grande visionarietà di Miller ci dipinge un’umanità abbruttita, malata, deforme, sottomessa, condannata all’estinzione e priva di speranza per il futuro: gli abitanti della Cittadella sono praticamente degli zombi al servizio del tiranno Immortan Joe (a sua volta malato) e dei suoi scagnozzi, i Figli della Guerra. Max, sempre solo, sempre taciturno, sempre alla guida di qualcosa, viene catturato e, in quanto donatore universale, viene utilizzato come sacca da sangue (sembra divertente ma vi assicuro che non fa ridere). Contro Immortan Joe si ribella una bellissima rasata a zero e senza un braccio Charlize Theron alias Imperatrice Furiosa, vera protagonista qui nel ruolo della vita, che rapisce le giovani donne fertili destinate a garantire a Joe una discendenza sana in possesso di cromosomi accuratamente selezionati per portarle in un mitologico luogo verde. Mancano un sacco di elementi dell’action movie in Fury Road: niente spiegoni, niente storiella d’amore, niente battute, niente strizzatine d’occhio, pochissime parole solo quelle necessarie, nel puro stile western alla Leone, dichiarata fonte di ispirazione per Miller per tutti i suoi film su Max.

 

 

Fury Road ripaga abbondantemente il budget sforato e vince anche sei Oscar tecnici nel 2016 (ma lo sappiamo tutti che avrebbe dovuto vincere Miglior Film e Migliore Regia).
In questi anni il “buzz” sul film non si è mai fermato (la mia ossessione nemmeno, ma come dice John Irving in “Hotel New Hampshire, “You’ve got to get obsessed and stay obsessed”, credo al quale aderisco religiosamente), Miller ha realizzato la versione in bianco e nero (disponibile in blu-ray) ed è andato avanti con l’altrettanto complessa produzione dei film successivi: sembra procedere quella di “Mad Max: Furiosa”, un prequel interpretato da Anya-Taylor Joy (La regina degli scacchi) accompagnata da Chris Hemsworth (Thor), atteso per l’estate 2023 (atteso? Santi Numi, hanno dichiarato che sarà “il più grande film mai realizzato in Australia”! E con lo stesso team tecnico!), mentre sembra arenata quella del vero sequel, ovvero “Mad Max: The Wasteland”, imbrigliato nella causa legale con la Warner Bros.

https://tg24.sky.it/spettacolo/serie-tv/approfondimenti/anya-taylor-joy-regina-degli-scacchi

Non ve lo dico cosa penso della Warner Bros. Anzi sĂŹ: CANAGLIE PEZZENTI, cosa sono due spicci in confronto alla MERAVIGLIA che potrebbe bruciarci ogni connessione neurale, i bulbi oculari e le papille gustative in sole due ore.

Ma per tornare da dove avevo iniziato ovvero quanto Fury Road sia stampato a fuoco nelle nostre pupille, vi metto un paio di cose, una citazione che è una lettera d’amore dal nulla, ovvero questa dalla terza stagione di Bojack Horseman

bojack horseman fury road

 

 

fury road macchine

E un’altra che è invece oh quanto mi piacerebbe, da Skull Island

 

skull island fury road

 

 

fury road storm

E’ ancora lontano il 2023, ma noi siamo come il principe Vlad con Mina Harker, aspettiamo pazienti, attraverseremo gli oceani del tempo per trovarti, supereremo le correnti gravitazionali, e davanti ai film apocalittici cercheremo disperatamente di dimenticare.

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