Ben Harper, un artista senza tempo da riassaporare in ogni momento

Di Eleonora Bagarotti 21 Settembre 2021

Riascoltavo i vecchi album di Ben Harper, uno che secondo me, se fosse nato prima ed emerso negli anni Sessanta, avrebbe goduto di maggiore considerazione. Non che non lo si ritenga un ottimo musicista (è bravissimo), ma insomma lo avremmo visto a Woodstock, probabilmente, e in quei contesti epici che hanno marchiato la Golden Age of Rock’n’Roll.
Ad ogni modo, senza andare tanto lontano nel tempo e nella fantasia, è bello riascoltare il suo ultimo album “Winter Is For Lovers” e prepararsi a una stagione fredda in cui i batticuori – anche quelli che ci regalano le sue canzoni – rappresentano forse l’unico riscaldamento ecosostenibile per le nostre anime. L’album, musicalmente, guarda caso è proprio un ritorno alle origini e a quel sound degli esordi dell’artista (vi ricordate “Welcome To The Cruel World”? Era il 1994). Qui la strumentazione è cesellata e perfetta, mai fredda. Dimostra che il Folk ha una sua voce caldissima, anche se solo strumentale, per chi ancora tra di noi non lo sapesse.

Certo, a me continua a piacere moltissimo “Call It What It Is”, pubblicato nel 2016 con i suoi Innocent Criminals. Un affresco rock, blues, soul e reggae di belle canzoni contro il razzismo e le ingiustizie. Tematiche forti, attualissime, vissute da Ben Harper sulla sua stessa pelle (come quando racconta di quando la polizia lo stese a terra perché qualcuno aveva rubato un furgone in un garage e lui, che aveva la pelle nera, passava per di lì). Le canta come un pugno di ferro dentro a un guanto di velluto.
Noblesse.

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