Brianzi e Colpani, dalla forza di Elvis l’eternità del Rock

Ogni volta che qualcuno mi chiede se ascolto artisti “nuovi”, rispondo dicendo una cosa scontata: chiunque abbia un figlio adolescente, anche al di là della curiosità professionale, è circondato (spesso suo malgrado) da ascolti d’ultima generazione. Alcuni sono artisti decorosi, altri bravi, la maggior parte è mediocre (le regole del commercio e dell’immagine hanno radicalmente mutato il mondo della musica), ma tutti hanno una caratteristica in comune: non hanno inventato nulla. Per questo, io non ci perdo i sensi. Apparire “moderna” non m’interessa. Il Rock è diventato un classico e non solo per una questione di tempi: è proprio una questione di fondamenta, di importanza, di opere seminali.
Anche una canzone può essere eterna e rivivere nel presente – e nel futuro. Ne è testimonianza l’ultimo lavoro dei giovani musicisti piacentini Alessandro Colpani e Francesco Brianzi, che conosco e apprezzo.


I due, già vincitori del Premio Lunezia, hanno da poco pubblicato un Ep con “Questo sogno tenero”, un brano tradizionale americano portato al grande successo, guarda caso, dal padre del Rock: Elvis Presley (Tupelo 1935-Memphs 1977). Nel progetto rientra un secondo brano, altro cavallo di battaglia di The King: “Can’t help falling in love” (la cui traduzione è un procedimento interessante e muta il titolo in “Non posso che innamorarmi di te”). Vi consiglio di scoprire l’originalità dell’operazione Brianzi e Colpani, coadiuvati da Andrea Speroni in studio di registrazione.


Il brano quest’anno compie 60 anni e in tanti, dopo Presley, lo hanno cantato. Accompagna alcuni miei ricordi di concerti straordinari, Bruce Springsteen e U2 su tutti. E se “Love me tender” è una canzone del 1956 che nasce da un adattamento di “Aura Lee”, ballata del periodo della Guerra di Secessione, “Can’t help falling in love” si basa su una melodia del XVIII secolo di Martini il Tedesco, ripreso dagli autori Weiss, Peretti e Creatore (quindi dentro scorre sangue italiano) per Elvis, che lo inserisce nella colonna sonora di uno dei suo film, “Blue Hawaii”, e lo riprende in vari concerti dal vivo.


La voce di Elvis è un’identità. Ogni altro interprete che riprende CHFIL, inclusi Brianzi e Colpani, ne fa un omaggio a Presley – esplicito o meno. Tutto ciò ci dice quanto, anche nel Rock, sgorghi la tradizione del passato e come solo una forte personalità artistica riesca a trasmetterla, facendola sua per sempre.
Le nuove band e i nuovi cantanti, dicevamo. Bé… se qualche loro canzone verrà ricordata tra 60 anni, significherà che, dopo il Grunge e il Rapping (quello vero, dei sobborghi di NYC), il mondo avrà salutato nuove correnti. Fino ad allora, preferisco riascoltare Elvis & Company (grazie lo stesso).

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