Buon Natale con la Favola di New York dei Pogues

Di Eleonora Bagarotti 22 Dicembre 2020

Cari lettori, oggi vi faccio gli auguri con la canzone di Natale che non ti aspetti ovvero “Fairytale of New York” dei Pogues, il gruppo irlandese di Shane MacGowan. Si tratta di una canzone tratta dall’album If I Should Fall From Grace del 1987, una ballata folk salita sul podio come miglior canzone natalizia in Inghilterra. Il titolo è preso da un romanzo dello scrittore newyorkese James Patrick Donleavy.
Inizialmente Shane doveva cantarla insieme a Cait O’Riordan, bassista della band che però, nel frattempo, aveva incontrato e poi sposato Elvis Costello, rinunciando alla carriera (peccato!).
I Pogues condividevano con gli U2 la produzione di Steve Lillywhite, quello dei primi album della band di Dublino, il quale pensò di sostituire la voce di Cait con quella di sua moglie Kirsty MacColl. La sostituzione fu un ottimo combustibile, quel pezzo fece scintille come fosse benedetto dal cielo. In fondo, era Natale.


Si racconta del sogno ad occhi aperti di un immigrato irlandese che passa la Vigilia in preda ai postumi di una sbronza, in una cella con altri ubriachi, uno dei quali, a un certo punto, intona la strofa di una ballata tradizionale. Il sogno di MacGowan vira al femminile e si trasforma in un duetto di coppia, con la voce dolce di Kirsty che contrasta quella roca di Shane – ma, in realtà, il brano parla dell’alcolismo e della dipendenza di cui lo stesso Shane soffriva. A un certo punto, subentrò la censura. Questo non fece altro che contribuire ad aumentare l’interesse suscitato da quella canzone di Natale che non t’aspetti, a maggior ragione se a cantarla sono i Pogues. La band di MacGowan firmò un classico fuori dai canoni, toccante ed emozionale. La tristezza del brano sembra stendere un velo nero sulle luci di Natale eppure la verità è bellezza e, in questo caso, toglie quella commercializzazione di felicità farlocca dando luce a chi soffre.
Non ricordo più chi ha detto che è Natale ogni volta che vediamo l’altro da noi, lo riconosciamo e facciamo qualcosa per lui. Non credo che Shane e i suoi Pogues fossero alla ricerca di una visione spirituale. Di sicuro volevano parlare della sofferenza di chi non ce la fa, come se il Natale non avesse alcun senso. E raccontarci che, persino in una gattabuia, i sogni continuano a tenerci al caldo.

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