Chi prova a guardare al di lá di Tarantino, trova un tesoro

Di Barbara Belzini 05 Settembre 2020

Se ne parla sempre poco, perché spesso sono fuori concorso e difficilmente approdano in Italia dopo il passaggio alla Mostra, ma spesso i filmacci d’azione sono tra le cose più belle che passano ai festival.

A Venezia qualche anno fa ho scoperto S. Craig Zahler e il suo film “Brawl in Cell Block 99”

con un Vince Vaughn che sembra anche più enorme del solito, Jennifer Carpente, Don Johnson, Udo Kier: non sapevo neanche cosa stavo per vedere (capita spesso ai festival, é una delle cose più belle dei festival) e mi sono trovata shakerata davanti ad immagini che a un ritmo incredibile mi sprofondovano in iuna spirale infernale di violenza che portava dritto alla celle dell’inferno.

Il giorno dopo, alla conferenza stampa, un giornalista americano mi chiede se avessi visto, dello stesso regista, il film d’esordio “Bone Tomahawk” e di fronte alla mia risposta negativa si lancia in un articolatissimo discorso di lode e gloria e celebrazione del film che negli USA é un cult movie (in Italia é uscito invece direttamente in dvd).

L’anno dopo Zahler si presenta con “Dragged Across Concrete”

ancora con Vaughn, la Carpenter e Kier ma con Mel Gibson al posto di Johnson. Non è così compatto come quello precedente, ma é un altro ottimo film massiccio.

In quest’anno così poco statunitense a portare il filmaccio d’azione ci hanno pensato i coreani, con “Night in Paradise” di Park Hoon-jung, sceneggiatore del velocissimo e violentissimo film precedente “I saw the devil” di Kim Jee-woon. Ma cosa lega questi registi apparentemente lontanissimi?

Un enorme gusto per l’immagine. Una predilezione per le storie di onore e sacrificio. Un senso del ritmo che migliaia di registi darebbero un braccio per avere. Poi Zahler é più sporco, i suoi personaggi sono più rozzi, Kim Jee-woon più inquietante e macabro, zeppo di sequenze di combattimento coreografate con un’eleganza che neanche la Portman ne “Il cigno nero”, mentre Park Hoon-jung riesce a spezzare il suo “cinema di menare” con momenti semi lirici che ricordano il Kitano di quando tutti andavamo a vedere Kitano.

E questi non li possiamo vedere al cinema, se siamo fortunati arriveranno in dvd, e senza questi, e senza tutti quelli come loro, resteremo qui a pensare che Tarantino sia il massimo del pulp. O il massimo della violenza che siamo in grado di sostenere. O che ci vogliono vendere che quello sia il massimo della violenza che siamo in grado di sostenere. In “Night in paradise” quando hanno finito i proiettili cercano di ammazzarsi a testate. Ma non è gratuito, é un gesto legato alla rabbia, all’odio, al tradimento, alla vendetta, alla volontà di salvare la ragazza. Non è realistico, non ha niente di realistico: ma la costruzione del film é così giusta che capisci il senso di quel gesto e le istanze che stanno dietro a quel gesto.

Comunque, al netto del concorso, dei premi, delle coppe, delle smancerie, di Tarantino, questi sono grandi registi, ecco quello che volevo dire. Grandi Registi.

© Copyright 2021 Editoriale Libertà