Da Mozart a Verdi: fake news, dimenticanza o cecità storica?


D’accordo, stiamo vivendo una fase difficile. Però che tristezza, prendersela con Mozart. Ha fatto il giro del mondo una notizia, poi dichiarata falsa o meglio parziale, sollevata dal Telegraph: la notazione musicale in Europa sarebbe troppo eurocentrica (ma va, e chi l’avrebbe mai detto?). Quindi Mozart, primo della lista, e tutti i suoi spartiti vanno banditi. Il Dipartimento studi musicali dell’Università di Oxford smetterà di proporre le musiche del compositore in quanto “portavoce della supremazia bianca” in tempi di Black Lives Matter. Ora… considerando che Mozart è nato nel 1756 a Salisburgo e morto nel 1791 a Vienna, è eurocentrico di suo ma che possiamo farci? Falsificargli un passaporto retroattivo?

Per fortuna Oxford ha precisato, smentendo la fake news sul presunto “politicamente scorretto”, che in realtà la decisione di “non insistere” solo su Mozart&C (suppongo che il resto della compagnia siano Haydn e Beethoven, quanto meno) sarebbe conseguente alla volontà di favorire i musicisti contemporanei. Han fatto bene a precisare, ma è come dire “dato che facciamo costruire a un architetto d’ultimo grido un nuovo edificio nel centro di Roma, perché dovremmo insistere a studiare il Pantheon?”

Negli ultimi giorni, restando in ambito provinciale, sto seguendo il dibattito attorno al Centro Paralimpico di Villanova d’Arda (ben venga un centro all’avanguardia, ci mancherebbe). Se non ho capito male, a parte il fatto che qualcuno avrebbe sollevato il dubbio sull’intitolazione originaria a Giuseppe Verdi (che fece costruire l’ospedale lì ubicato, come dono al paese dove scelse di vivere), sembra che la cappellina, costruita dal maestro all’interno, non goda di particolare considerazione quindi si può benissimo abbattere. Un po’ come la scritta sopra l’ingresso, cancellata in un soffio. Insomma… la Pietà di Michelangelo si poteva lasciare (forse), ma questa… in fondo, è solo tardo Ottocento.

Ingenuamente, chiedo: perché non cercare una soluzione alternativa?
Domenica scorsa, passeggiando nel tiepido sole di Pasqua, pensavo a Wolfgang e a Giuseppe. Il primo, con il suo Concerto per Arpa, Flauto e Orchestra (che ho suonato subito dopo essermi diplomata in Conservatorio), insieme alle note mi ha infuso il sentimento della comunanza; il secondo, insieme alla meraviglia, l’orgoglio della propria identità.
Se oggi ci stanno guardando, ovunque si trovino, due (amare) risate se le staranno facendo.

© Copyright 2021 Editoriale Libertà