Dante, la Divina Commedia e la musica

Oggi propongo un approfondimento sulla figura di Dante Aligheri, sulla Divina Commedia e sulla musica, scritto insieme a Marco Gentili, stagista di “Libertà”.
Trovare una sintesi per parlare della Divina Commedia, con tutte le sue tematiche, non è semplice. La dimensione musicale è, tra queste, una delle meno approfondite nonostante sia evidente quel mondo di suoni e di canti che denota l’amore per la musica del poeta.
La musica accompagna inoltre Dante tra Inferno, Purgatorio e Paradiso divenendo espressione unica con la trasformazione del suo animo durante il percorso.
Il Sommo Poeta sceglie inoltre il numero 3 per costruire la sua opera. Il numero rimanda alla Trinità e, non a caso, la Divina Commedia è formata da 100 canti, suddivisi in 3 cantiche e la forma metrica è, a sua volta, una terzina. Il 3 rappresenta anche i regni, ovviamente, e 3 sono anche le guide (Virgilio, Beatrice e San Bernardo). E ritroviamo il numero in molti altri dettagli.
Il primo, significativo trattato musicale sul tema è dell’antico filosofo Severino Boezio, autore dell’opera “De institutione musica”, a proposito delle tre categorie medievali della musica:
Musica mondana (armonia delle sfere celesti)
Musica humana (armonia tra corpo e spirito dell’uomo)
Musica instrumentalis (prodotta da strumenti e voce)
Questo trattato è rimasto uno studio fondamentale, dal quale poi si sono sviluppate interessanti analisi di carattere musicologico. Ognuna di queste tre categorie, secondo gli scritti di Boezio, sono dunque riscontrabili nell’analisi della Divina Commedia. Un’opera eterna della quale, anche su Libertà, quest’anno si è molto parlato.
In occasione delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante, proponiamo di seguito una sintetica biografia della sua vita, del suo impegno politico e delle sue opere immortali.
Durante di Alighiero degli Alighieri, noto semplicemente come Dante Alighieri, è considerato uno dei padri della lingua italiana. Questo merito gli vale poiché scrive il trattato in latino sulla lingua e sullo stile “De vulgari eloquentia”, nel quale passa in revisione tutti i vari dialetti italiani e fonda la teoria di una lingua volgare che chiama “illustre”, creando il primo manifesto per una nuova lingua nazionale letteraria italiana. Dante è considerato il più importante autore della letteratura italiana, soprattutto per la “Commedia”, ritenuta la più influente opera italiana, che Boccaccio la definisce “Divina” per i temi trattati e per la bellezza dello stile.
Il poeta nasce a Firenze il 29 maggio 1265 (la data è presunta, comunque compresa tra maggio e giugno) da una famiglia della piccola nobiltà. A 9 anni Dante vede per la prima volta Beatrice, il cui vero nome è Bice di Folco Portinari. Beatrice sarà per Dante la musa ispiratrice.
La formazione di Dante inizia con studi filosofici e teologici. Durante gli anni degli studi stringe amicizie e inizia una corrispondenza con i giovani poeti che si fanno chiamare “stilnovisti”. A vent’anni il giovante Dante convola a nozze con Gemma Di Manetto Donati, donna di nobili origini. Dal matrimonio nascono quattro figli: Jacopo, Pietro, Giovanni ed Antonia.
Nel 1304 Dante viene esiliato dal Comune di Firenze, come esito di lotte all’interno della vita politica fiorentina del tempo. Tra il 1304 e il 1307 redige il “Convivio”, opera incompiuta in lingua volgare che diventa una summa enciclopedica di sapere pratico. Quest’opera diventa un insieme di saggi destinati a coloro che, a causa della loro formazione o della loro condizione sociale, non hanno direttamente accesso al sapere.
Dante vaga per città e Corti secondo le opportunità che gli si offrono e non cessa di approfondire la sua cultura attraverso le differenti esperienze che vive.
A partire dal 1304/1307 fino alla morte, avvenuta nel 1321, si dedica alla stesura della “Commedia”. Le tappe dell’esilio non ci sono tutte note: il primo rifugio fu presso gli Scaligeri, poi dai Malaspina. Disceso nel 1310 l’Imperatore Enrico VII in Italia, le speranze di Dante di porre fine alle discordie fra Papato e Impero si riaccendono. La morte di Enrico, avvenuta nel 1313, tronca ogni speranza di pace di Dante.
Compone “De Monarchia”, in latino, dove dichiara che la monarchia universale è essenziale alla felicità terrestre degli uomini e che il potere imperiale non deve essere sottomesso alla Chiesa. Dibatte anche sui rapporti tra Papato e Impero: al Papa il potere spirituale, all’Imperatore quello temporale. Verso il 1315 gli viene offerto di ritornare a Firenze ma il suo orgoglio ritiene le condizioni troppo umilianti, quindi rifiuta.
Nel 1319 Dante è invitato a Ravenna da Guido Novello da Polenta, il Signore della città; due anni più tardi quest’ultimo lo invia a Venezia come ambasciatore. Durante il rientro a Ravenna il poeta contrae la malaria, che lo porta alla morte nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321. Lì si trova la sua tomba, visitata da moltissimi turisti da ogni parte del mondo.

 

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