È morto Carl Reiner: ci sembra di non conoscerlo, lo conoscevamo

Di Barbara Belzini 04 Luglio 2020


Aveva 98 anni Carl Reiner, ha avuto mille vite, è stato un grande e ha lavorato con i più grandi, suo figlio Rob Reiner è il regista di almeno 4 dei nostri film preferiti (“Stand By Me”, “Harry ti presento Sally”, “Misery non deve morire” e “Codice d’onore”), e ovviamente era molto più noto negli USA che in Europa, ma Carl Reiner è sempre stato presente nei nostri italianissimi consumi cinematografici e televisivi.

Era un favoloso comedy man, e adoro avere l’opportunità di omaggiarlo ricordando un film del 1982, “Il mistero del cadavere scomparso”, (ovvero “Dead Men Don’t Wear Plaids”), opera di enorme humour (del tutto politicamente scorretto) e cinefilia scritta e sceneggiata in collaborazione con Steve Martin: è una detective story sui generis, dove l’investigatore privato Rigby Reardon (interpretato dallo stesso Martin) si ritrova a interagire con personaggi di vecchi film. Ma attenzione, non è “La rosa purpurea del Cairo”, dove il personaggio acquisisce una vita nuova fuori dal film: al contrario, Reiner e Martin giocano con il montaggio e Reardon, in un bianco e nero anni ’40, incontra il Philip Marlowe di Humphrey Bogart ne “Il grande sonno” (che viene citato a piene mani), Fred McMurray in “La fiamma del peccato”, Barbara Stanwyck in “Il terrore corre sul filo”, Cary Grant ne “Il sospetto” e altri grandissimi attori in grandissimi film.

Come da copione il detective si innamora della cliente Juliet Forrest (interpretata da Rachel Ward) e chiaramente la relazione è complicata: “Tutte le donne sono uguali: puntano dritte alla tua gola cosi possono afferrarti il cuore, strappartelo dal petto, buttarlo sul pavimento, poi calpestarlo con i tacchi, sputarci sopra, sbatterlo nel forno e cucinarlo. Poi lo tagliano in piccoli pezzi, lo mettono dentro a un toast e te lo servono in un piatto. E si aspettano che tu commenti: “Grazie, tesoro, è delizioso”.

Reiner ha scritto e fatto cinema e televisione, ha pubblicato libri per bambini, era grande amico di Mel Brooks, con il quale, rimasti vedovi entrambi, passava molto tempo davanti alla tv, sua moglie Estelle, con la quale è stato sposato 65 anni, è la signora che in “Harry ti presento Sally” dice “Prendo quello che ha preso la signorina”, ha vinto una gran quantità di Emmy, ha lanciato Mary Tyler Moore e Dick Van Dyke, ha doppiato il personaggio di Carl Reineroceros in Toy Story 4, era un fantastico uomo di spettacolo e sicuramente vi ricordate di lui come Saul Bloom negli “Ocean’s” di Steven Soderbergh.

Io non so cosa sia il genio, se sia fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione. Sono però abbastanza certa del fatto che, qualunque cosa sia, abbia a che fare con il ritmo. E se tra gli obiettivi di Brad Pitt per i prossimi anni c’era quello di non arrivare ad una situazione finanziaria tale da dover fare “Ocean’s 14”, beh Brad, ve ne manca uno importante, adesso.

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