E’ tornata “L’amica geniale”, e tu, sei Lila o Lenù?

Di Barbara Belzini 19 Febbraio 2022

E’ tornata “L’amica geniale” con la terza stagione (su Rai 1 la domenica sera, ma tutte le puntate sono su Raiplay gratis) che mette in scena il terzo libro, “Storia di chi fugge e di chi resta”: cambia il regista, e Saverio Costanzo rimane come sceneggiatore insieme a Francesco Piccolo per lasciare il posto a Daniele Lucchetti. Tornano Lila (con il volto incredibile di Gaia Girace, ma tutto il lavoro del casting è eccezionale) e Lenù (Margherita Mazzucco) per raccontarci gli anni’70, quando le vite delle due amiche resteranno separate per molto tempo.
Intanto, per tutti quelli che quando pensano alla serialità italiana pensano a Don Matteo diamo a Cesare quel che è di Cesare: “L’Amica geniale” è prodotta da Domenico Procacci per Fandango, Lorenzo Mieli e Mario Gianani per Wildside. Una produzione Fandango, Wildside in co-produzione con Umedia, in collaborazione con Rai Fiction, Timvision e Hbo Entertainment.

Avviso: nel pezzo ci sono alcune anticipazioni sulla stagione, ma mi sento legittimata dai 10 milioni di copie vendute e dal fatto che l’ultimo libro, “Storia della bambina perduta” è uscito nel 2014. La tetralogia di Elena Ferrante ha entusiasmato Hillary Clinton, Elizabeth Strout, Zadie Smith, Jonathan Franzen e quando leggo i commenti di chi si stupisce di fronte agli avvenimenti, o di chi trova tanto bella la serie, mi chiedo sempre a chi li abbia venduti Ferrante tutti quei libri.
“L’amica geniale” parla due lingue, quella del gesto che è il linguaggio dialettale di Lila, le bambole buttate in cantina, il trincetto puntato alla gola, le scarpe fatte a mano, la lingua del rione, quella della moglie del bottegaio e quella della letteratura che è la maschera di Elena, che è Pisa, Firenze, Milano, quella della moglie del professore. I due linguaggi continuano a sfidarsi per andare a vedere dove è il punto di rottura di questi due mondi basati, in maniera differente, sul denaro.

 

Nella terza stagione Lenù comincia a diventare una scrittrice, si sposa con Pietro Airota e va a vivere a Firenze, hanno una bambina e viene travolta dalla noia e dalla fatica della maternità. Pietro studia, Lenù soffre, cominciano a girare degli uomini, finché arriverà il suo turno del giro di giostra con Nino Sarratore, uomo ideale ma sempre fino a un certo punto. Lila vive in un sobborgo fetido di Napoli, lavora nel salumificio di Soccavo, guadagna due lire, si spezza le mani e le schiena, viene molestata, ha accanto Enzo Scanno, che le piace ma non riesce a toccarlo perché in lei è morta ogni immaginazione sensuale e sessuale, finisce coinvolta in faccende sindacali dentro la fabbrica, cade in depressione, ma anche quando lavora dentro l’acqua della mortadella si lamenta molto meno di Lenù.

 

A proposito dell’eterno dibattito su chi sia l’amica geniale, sulle tante teorie del rimpallo tra l’una e l’altra, le stagioni della vita, la femminilità completa solo se complice: ma quale complice, mentre Lila fin da piccola sa cosa vuole e prova e riprova fino a farsi male, e se va male va avanti senza tante menate, Lenù è una coperta bagnata, un accollo, una persona così angosciata dall’idea di non essere abbastanza interessante da dover continuamente guardarsi intorno per cercare di mettere insieme una personalità.
E io, come tutte le pavide del mondo, io, che mio malgrado sono Lenù, guardo Lila come guarderei un personaggio della tragedia greca: Lila che vola dalla finestra, urla, sputa, scalcia, minaccia, scappa, si brucia il passato alle spalle, se ne sbatte del giudizio degli altri, Lila bellissima e poi bruttissima, Lila che se torna sui suoi passi lo fa solo per il figlio, Lila che impara dal niente cose impossibili.
Sei Elena Greco, la figlia dell’usciere, quella che studia, quella che ha l’opportunità di uscire dal rione, quella che ha la responsabilità di far avverare tutti i sogni delle due bambine che leggevano “Piccole Donne”. Sei andata alle medie, hai studiato il latino (sorvoliamo sul fatto che senza la tua amica con il latino non te la saresti cavata), stai per iniziare il liceo classico e lei, che è arrivata solo alla quinta elementare, balla leggera e ti chiede ridendo “Sai che parola è grammofono? E’ greco. Poi ti scrivo grammofono con le lettere greche”.
Sei Elena Greco, hai la cultura, i soldi, una bella posizione, chiami la tua amica per raccontarle che hai appena avuto una bambina, le dici “E’ stata un’esperienza bellissima, la gravidanza, il parto, Adele è molto bella e buonissima”. E lei: “Ognuno si racconta la vita come gli fa comodo”. Clic.
Sei Elena Greco, incontri di nuovo Nino Sarratore, a tuo marito è tanto simpatico e con le mani ciao ciao.

 

Sei Raffaella Cerullo, la figlia dello scarparo, tutti ti vogliono, a nessuno interessa quello che vuoi tu. Accendi fantasie di futuro, hai sempre capito tutto prima di tutti, sei diventata una creatura ostile per necessità, ti va male quasi sempre, a volte con la tua amica sei invidiosa e meschina. Un uomo con le spalle larghe, ecco quello che ci vorrebbe per te, che ti capisce senza farti capire, e non ti spieghi mai perché, che ti conosca da quand’eri piccola o che da piccola ti immaginava già. Un Enzo Scanno ci vorrebbe per te. Ti andrà male anche dopo.

 

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