Fellini negli occhi Fellini nel cuore

Di Barbara Belzini 13 Novembre 2021

Il MoMa di New York organizza una retrospettiva completa dedicata a Federico Fellini con i restauri digitali in 4K di ventuno lungometraggi e tre cortometraggi (tutte a cura di Cinecitta`, Cineteca di Bologna, e Cineteca Nazionale, ad eccezione di Le notti di Cabiria e Lo sceicco bianco, restaurati da Rialto Pictures). La retrospettiva fa parte di Fellini 100, il programma di celebrazioni per il centenario di Federico Fellini (1920–1993), ma, per chi non avesse la fortuna di poter andare così lontano, c’è un piccolo prezioso itinerario da fine settimana a Rimini che anche se non siete appassionati non potete mancare.

L’omaggio della città al suo regista si articola su tre location: il Fellini Museum, il Palazzo del Fulgor, che ospita al piano terra il leggendario cinema immortalato in Amarcord, ora riallestito con le scenografie di Dante Ferretti, tre volte Premio Oscar, e Piazza Malatesta, grande area urbana, con zone verdi, arene per spettacoli e installazioni artistiche, un velo d’acqua e una grande panca circolare che ricorda il finale di 8 ½.

Un museo del cinema diffuso che trova il suo cuore all’interno di Castel Sismondo dove il Fellini Museum inaugurato lo scorso agosto, attira i visitatori con voce di sirena: Un museo del cinema immersivo fatto di immagini, schermi, ombre, suoni, voci, costumi, musiche, un luogo magico dove ti puoi sedere e guardare le scene dei film con la testa nella nebbia e i piedi nel mare, dove Giulietta Masina ti accoglie con mille volti e mille voci, dove dondolano le altalene dello sceicco bianco, dove entri nella stanza dei costumi della sfilata dei Papi di Roma e ti sovvien l’eterno e anche Paolo Sorrentino.

 

Fellini è come Venezia, un brand conosciuto in tutto il mondo, Fellini, il Maestro, è fisicamente un marchio. Fellini è bello ritrovarlo qui, in un museo sapientemente costruito per essere esperienziale per restituire sua la visionarietà, il suo stile, il suo immaginario unico, che nel tempo si è depositato nella testa delle persone con sequenze e parole, la dolce vita, i paparazzi, i vitelloni, amarcord, il bidone, nella testa dei registi che fanno il loro Otto e mezzo personale (“Nine”, “All that jazz”, “Synecdoche, New York”), è bello rivedere il film lungo una vita che ha girato nei luoghi di Roma, è meglio lasciarlo raccontare ai più grandi, come Martin Scorsese fa qui.

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