Scarpette rosse

Gira che ti rigira il cinema oggi vive tra Roma e Napoli e chissà come mai

8 agosto 2020 - Barbara Belzini


Una volta qualcuno mi ha chiesto “Ma come mai il cinema italiano recente è tutto concentrato intorno a Roma e a Napoli?” e nella mia testa è stato tutto un girare di immagini e nomi, la Roma vera e falsa de “La grande bellezza” e dei Papi di Paolo Sorrentino e i piccoli film sulle periferie come “Cuori puri” di Roberto da Paolis. Tutta l’opera di Claudio Caligari sta tra Roma e dintorni, Matteo Rovere ha girato “Il primo Re” sui fratelli fondatori in protolatino e una serie su Romolo. I D’Innocenzo girano a Roma, Gabriele Mainetti e i suoi personaggi da fumetto sono a Tor Bella Monaca, le commedie di Milani, Muccino, Sybilia, gravitano intorno a Roma, Gianfranco Rosi ha vinto il Leone d’Oro con un film sul Grande Raccordo Anulare

E poi c’è la Roma di Giancarlo De Cataldo, messa in scena splendidamente da Stefano Sollima con “Romanzo criminale” nel 2005, quando abbiamo provato a esplorare i territori oltre Don Matteo: questo mondo l’ho letto visto e rivisto e dopo tanti anni se passa in televisione mi fermo sempre a riguardare il Libanese che muore e tutti gli attori sono stati così bravi che giustamente negli anni successivi ce li siamo ritrovati dappertutto Francesco Montanari, Vinicio Marchioni, Marco Giallini, Edoardo Pesce, Edoardo Leo, Alessandra Mastronardi, Marco Bocci. Una scrittura alta, per ora mai raggiunta da altri prodotti seriali come la serie di “Suburra”, che si muove tra Ostia e Roma.

E invece, per i curiosi casi della vita Roma nel cuore mi rimane per la produzione straniera de ”Il ventre dell’architetto” di Peter Greenaway, che nel 1986 ha ribaltato ogni concetto di cinema per come lo conoscevo fino ad allora.

Certo ci sono anche quelli che restano fuori zona come Luca Guadagnino, Franco Maresco, Pietro Marcello, quelli che tendenzialmente sono fuori zona ma ogni tanto ci ricascano come Paolo Virzì, Ozpetek che si muove tra Roma e Napoli, e poi la Napoli di Martone, Gaudino “Reality” (che è un titolo sottovalutissimo ma uno dei suoi migliori) e “Dogman” di Matteo Garrone, e anche qui la letteratura ci mette del suo e c’è Saviano e la Ferrante, “Gomorra” di Garrone, “Gomorra” la serie di Stefano Sollima, “L’amica geniale” di Saverio Costanzo (che perlopiù è un set ricostruito), e ancora “La paranza dei bambini” di Claudio Giovannesi”, e, tra i meno noti ma anche questi sono di altissimo livello, “Indivisibili” e “Il vizio della speranza” di Edoardo De Angelis, “Il cratere” di Luca Bellino e Silvia Luzi, il recentissimo “Selfie” di Agostino Ferrante.

E tra le tante storie interessanti che ho raccolto negli anni dai registi del Bobbio Film Festival mi è rimasto in testa Ciro D’Emilio che raccontava che mentre girava il suo film “Un giorno all’improvviso”, una produzione piccola nella periferia di Napoli, perdeva pezzi lungo la strada, e a volte le maestranze lo abbandonavano perché nello stesso momento a Napoli c’erano dieci set diversi dove stavano girando film e fiction.
E quindi quando vieni a Napoli e sai che Paolo Sorrentino è tornato qui per cercare le location de “La mano di Dio”, la risposta alla domanda iniziale ti esce dagli occhi e dal cuore, dalle facce e dai modi, dalle risposte e dalla lingua, dai vestiti e dalla musica e come fai a non ambientare uno, dieci, cento film in un luogo così ricco di storie, dove dietro a una ragazza col giubbotto di pelle e grandi cerchi rotondi alle orecchie vedi Patrizia Santoro e il mento alzato con cui affronta il mondo, dove ogni venditore al banchetto è Luciano Ciotola di Reality, dove un tizio corpulento su una moto è Simoncino di Dogman, dove i ragazzini in tre sul motorino sono Nicola e Tyson de La paranza dei bambini?

E anche se le vele di Scampia sono state immortalate da Gomorra e genialmente “cantate” come location per turisti dai Manetti Bros in “Ammore e Malavita”

, per me i luoghi più cinematografici di Napoli sono il Rione Sanità de La paranza dei bambini, Gomorra, Sense8 e dell’ultimo film di Martone e quel non luogo incredibile che è Castel Volturno, il set di L’imbalsamatore, Gomorra, Dogman, Indivisibili e Il vizio della speranza, tutte le cose migliori che abbiamo visto in questi anni sono nate e vivono nell’acqua fradicia e infetta di Pinetamare.

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