Giro giro tondo, qual è il film piu bello del mondo?

Di Barbara Belzini 03 Dicembre 2022


Sight and Sound, la rivista di cinema mensile pubblicata dal British Film Institute, ha annunciato la nuova classifica dei 100 film piu’ belli di tutti i tempi, che viene votata da critici di tutto il mondo e aggiornata ogni dieci anni, ed è subito rivoluzione, perchè dopo decenni di incontrastato dominio di “Citizen Kane” di Orson Welles, spodestato nell’ultima votazione da “Vertigo” di Alfred Hitchcock, per la prima volta dalla sua istituzione, nel 1952, al numero 1 c’è un film diretto da una donna che racconta tre giorni estrememamente ripetitivi della vita della sua protagonista, che vive con il figlio e che occasionalmente si prostituisce.


“Jeanne Dielman, 23 quai du Commerce, 1080 Bruxelles”, del 1975 della belga Chantal Akerman (vi vedo che state digitando freneticamente) è un film praticamente sconosciuto, considerato un capolavoro del cinema d’avanguardia femminista e il suo balzo dal dodicesimo al primo posto è sicuramente un segno dei tempi, e prima di gridare alla forzatura, ci sono alcune considerazioni da fare: la prima è che il numero dei votanti è aumentato radicalmente dal 2022 (145 critici), al 2012 (846) al 2022 (1639), la seconda è che grazie al cielo esistono gli slanci spontanei verso il cambiamento, la terza è che a volte le forzature sono necessarie proprio perchè il cambiamento avviene troppo lentamente.
Il film della Ackerman, scomparsa nel 2015, non esiste in streaming, ed è pure abbastanza complicato procurarselo in dvd o blu ray per l’Europa (regione 2), così come il resto della sua ampia filmografia tra fiction e documentary, ma mi sembra bello che il suo nome stia girando e che qualcuno si stia domandando chi sia.

Ma per fortuna i cambiamenti sono parecchi, basti pensare che “Portrait of a Lady on Fire” di Céline Sciamma, un titolo del 2019, è al trentesimo posto, “Get Out” di Jordan Peele, del 2017, è al novantacinquesimo, “Parasite” di Bong Joon-ho, del 2019, al novantesimo e “Moonlight” di Barry Jenkins del 2016 è al sessantesimo posto.


In ogni caso, tranquilli, la rivoluzione è comunque ancora lontana: Europa e Usa la fanno sempre da padroni, i grandi nomi ci sono tutti, le donne sono ancora poche, titoli LGBTQ si contano sulla dita di una mano, i neri e gli orientali sparute minoranze e la classifica è un gioco divertente, come un Dizionario del cinema con palline e stellette: celo celo manca, questo non lo avrei messo mai, come è possibile che manchi quest’altro?

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