I nostri vezzi sono diversi da quelli degli altri: “Call my agent – Italia”

Di Barbara Belzini 21 Gennaio 2023


Se avete già visto l’originale “Dix pour cent”, serie francese sull’amore dei francesi per il cinema e in second’ordine su un gruppo di agenti che gestiscono le star e le loro crisi (è su Netflix, ne abbiamo parlato qui) forse la versione italiana “Call my agent – Italia” (sei puntate in onda su Sky in programma tra febbraio e marzo, anche mio figlio undicenne ha chiesto perché non l’hanno intitolata “Chiama il mio agente”) vi sembrerà meno fresca dell’originale, i suoi protagonisti meno incisivi, la storyline orizzontale già vista e magari vi chiederete anche perché gli attori italiani non troppo noti che la portano avanti somiglino anche fisicamente a quelli della matrice originaria. A questo potremmo aggiungere che la nostra unica diva, la Bellucci, compare nella “loro” serie e non nella nostra.


E invece c’è del bello e anche del nuovo: intanto perché i nostri attori li conosciamo, e crediamo fermamente che Paola Cortellesi sia una star serissima, capace di imparare l’etrusco e il proto etrusco e incapace di accontentarsi di un agente freddo e distante. Poi perché c’è Sorrentino che entra come il divo che è e fa Sorrentino e la sua puntata, il suo progetto di “Lady Pope” con Ivana Spagna in arte Spagna affacciata a San Pietro che recita l’Angelus, Lino Banfi e Madonna a Bordighera, il suo monologo sui genitori e “il critico cinematografico che alligna con perseveranza nel cuore del genitore moderno”, ci riporta in quel mondo surreale che sta tra “Boris” e “Le conseguenze dell’amore”. Per Emanuela Fanelli e la sua Luana Pericoli, per Pif che si aggira smarrito facendo appelli al suo agente scomparso, per il grande errore di “Perfetti sconosciuti”, per la première di Martone con “Obbedisco”, per le prossime puntate con Guzzanti e Favino e Accorsi e la De Angelis, perché abbiamo perso Benigni per i tiktoker, per l’Ariston riempito di acqua, per il Cavalcanti d’Isernia e insomma non dico che siamo alla Poesia dei doni di Jorge Luis Borges ma Lisa Nur Sultan e Luca Ribuoli ci hanno restituito qualcosa di noi, dei nostri vezzi, che sono comunque diversi da quelli degli altri.

 

 

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