I vincenti si riconoscono alla partenza: “Io, Ennio Morricone, sono morto”

Di Barbara Belzini 11 Luglio 2020

C’è un gioco dell’estate che gira in rete in questi giorni che dice “Provate a descrivere il vostro film preferito nel modo più noioso possibile in una sola frase e vediamo se è indovinabile”, con l’hastag #FilmDescrittiInModoNoioso.

Ci sono risposte folgoranti: “Non basta un avvocato bravissimo se sei nero negli anni ‘30”


O quelle acute e divertenti dei più bravi a raccontare il cinema d’azione, gli amici de www.i400calci.com: “Gente va dal punto A al punto B scopre che il punto B è una m**** quindi torna al punto A e realizza che può essere una figata se prima sconfiggi il patriarcato” (Stanlio Kubrick), “Un supplente se la sente caldissima e inizia il suo programma scolastico facendo strappare i libri, lo licenziano dopo poco” (Nanni Cobretti). *

Io istintivamente ho twittato: “La storia di cinque amici a New York prima dell’era del ringiovanimento digitale”

Che, piccola polemica con “The Irishman” di Martin Scorsese a parte, ovviamente è “C’era una volta in America” di Sergio Leone. È sempre “C’era una volta in America”.

Quali sono i vostri film preferiti?
Non state a pensarci tanto, ve lo dico io: sono quelli che ogni volta che li vedi passare ti fermi a guardare.

Non so quante volte ho visto “C’era una volta in America”, almeno una ventina, tra la prima versione del 1984 e quella restaurata del 2012 con la reintroduzione dei segmenti tagliati. So le battute a memoria, le pronuncio a fior di labbra insieme a loro. Non mi stanco mai del grande amore infelice tra Noodles e Deborah, della lucidità di lei nel mettere a fuoco la loro relazione “Vai, corri, che la mamma ti chiama”, dell’ambizione di Max, della lealtà di Noodles, dell’integrità di Noodles, del suo girare il caffè nella tazzina per svariati minuti per esprimere il suo dissenso in una scena dove non accade nulla eppure si capisce tutto, di Deborah che dice “Siamo due vecchi Noodles, tutto quello che ci resta è qualche ricordo”. Non mi stanco mai di questo film che parla d’amore e d’amicizia, del tempo, di tutte le cose che contano davvero.
“E’ solo il mio modo di vedere le cose”.

Non mi stanco mai del racconto epico di Sergio Leone e delle note altrettanto epiche del suo compagno di scuola delle elementari Ennio Morricone e non sono la sola se il film, mandato in onda il giorno della morte del compositore, ha raggiunto l’8% di share, e quasi 1.400.000 spettatori.
Ennio Morricone, che per lo stupendo lavoro delle musiche di questo film non ha neanche avuto una candidatura all’Oscar, e non ci si crede. Ne ha avuti due, di quelli tardivi, di recupero, alla carriera nel 2007 e per “The Hateful Eight” nel 2016. Ma ha avuto milioni di riconoscimenti, e un asteroide dedicato, un posto eterno nel nostro cuore, e buffi titoli sui giornali.

“Io, Ennio Morricone, sono morto”.
Quelli che si scrivono i necrologi da soli, i migliori di noi.

*I film raccontati in modo noioso sono: “Il buio oltre la siepe”, “Mad Max: Fury Road”, “L’attimo fuggente”

© Copyright 2021 Editoriale Libertà