Il nuovo Iggy Pop giunto assieme alla Befana: un inizio anno con il rock primordiale

Forse non sono la sola ad aver aspettato, con una certa emozione, il nuovo album di Iggy Pop, “Every Loser“, uscito il 6 gennaio. E forse non sono la sola ad aver apprezzato, sin dal primo ascolto, quell’impronta arrabbiata, riconoscibile, che in un certo senso “consola” le attese.
Si sa, i seguaci del Rock negli ultimi anni si distinguono in due categorie: chi snobba le rockstar “pensionate”, preferendo di gran lunga conservare un buon ricordo d’altri tempi, e chi invece continua a seguirle, quanto meno con una certa curiosità.
Nel caso di Iggy, chiunque abbia ascoltato i suoi ultimi album (penso a “Post Pop  Depression“, uscito nel 2016), o lo abbia rivisto in concerto, non può che esserne uscito soddisfatto. Personalmente – ma è questione di gusti – mi ha fatto sorridere anche con la sua collaborazione con i Måneskin, che tanto ha acceso dibattiti sui social (un’altra caratteristica dell’appassionato di musica rock 2.0 è la compulsione ai post e ai commenti, spesso acidi).

Piaccia a non piaccia, l’Iguana è così. Prendere o lasciare. Nel caso di “Every Loser“, conviene prendere. Soprattutto se amate il Punk anni Settanta, e ancor di più quel rock’n’roll delle radici. Non a caso, il disco si presenta con un’opera di Raymond Pettibon, artista e disegnatore di punta degli anni Settanta.
“Sono il ragazzo senza camicia che spacca; Andrew (Andrew Watt, il produttore) e la Gold Tooth lo sanno e insieme abbiamo fatto un album alla vecchia maniera. I musicisti sono persone che conosco fin da quando erano bambini e la musica vi farà impazzire”, ha detto Iggy alla presentazione di un album dalle sonorità forti e moderne, interpretato senza freni. Non ultimo, tra i musicisti da lui citati troviamo Duff McKagan dei Guns N’ Roses al basso e Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers alla batteria.

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