L’amore dei francesi per il cinema: “Dix pour cent” (Chiami il mio agente!)

Di Barbara Belzini 24 Settembre 2022


Anche se come tutti voi sto ovviamente guardando “Wanna” (che è decisamente una bomba), sono ancora nel tunnel del dietro le quinte del cinema e quindi dopo mi sono sparata le quattro stagioni di “Chiami il mio agente!”, ovvero “Dix pour cent”, la serie tv con la quale la Francia ci ha dimostrato che se vuole sa fare benissimo anche la serialità televisiva e sono diversi giorni che ho un deciso accento francese e nuovi tic verbali, oh là là, désolé, l’Etat c’est moi, profiteroles.

L’amore dei francesi per il cinema ce lo ha raccontato benissimo Quentin Tarantino in Inglourious Basterds quando ha fatto morire Hitler in una sala cinematografica di Parigi, dove è ambientata la storia di “Dix pour cent” e dove si trova la sede dell’agenzia ASK, che teoricamente si occupa dei contratti delle star, e che praticamente è come la Olivia Pope & Associates, ovvero ha come oggetto sociale la crisis management. I quattro agenti senior, Andréa Martel (Camille Cottin), Mathias Barneville (Thibault de Montalembert), Gabriel Sarda (Grégory Montel) e Arlette Azémar (Liliane Rovère) gestiscono nomi famosi, e la serie procede seguendo due linee di sviluppo, la storyline principale, ovvero le sorti alternanti dell’ASK, e quella secondaria, legata all’ingresso di un attore diverso a ogni puntata. I nomi sono pazzeschi del livello di Isabelle Huppert, Juliette Binoche, Charlotte Gainsbourg, Monica Bellucci, Fabrice Luchini, Jean Dujardin, Beatrice Dalle, Jean Reno.

 

Che ve lo dico a fare (o se preferite Forget about it), è roba scritta benissimo e interpretata anche meglio e nelle quattro stagioni, che si snodano tra presentazione dei protagonisti, gestione dell’intruso, complotti e fiducia tradita, si ama, si soffre e si cresce insieme ai protagonisti (tra i quali mi urge citare quella strepitosa Laure Calamy che interpreta l’assistente Noémie Leclerc). In mezzo, le star, i loro vezzi, la loro grandezza, come nell’episodio dedicato a Fabrice Luchini, i loro tratti caratteristici, Huppert la workhaolic che gestisce (anzi che fa gestire) più set in contemporanea, Bellucci che non riesce a trovare un uomo che non sia intimidito dalla sua fama e dalla sua bellezza, Dujardin che prende in giro “Revenant” e Leonardo Di Caprio, Adjani che è una fan di Game of Thrones, Binoche che è così adorabilmente Binoche nell’episodio ambientato a Cannes 2016, dove si vede dappertutto quel magnifico poster da “Il disprezzo” di Jean-Luc Godard (e giù lacrime e struggimenti sui frame di Godard).


Ma su tutti brilla luminosa Andréa Martel, personaggio perfetto, malata di lavoro, amante delle relazioni casuali che lascia in un minuto per correre ad aiutare gli unici figli che abbia mai voluto, i suoi attori. Andréa corre, balla, sceglie, sbaglia, tradisce, e non si ferma davanti a niente neanche quando ha una figlia e una compagna, fino ad arrivare a lasciare di nascosto la bambina alle cure di un asilo nido dal quale è stata cacciata. La quarta stagione sembrava essere l’ultima, ma per noi orfani fortunatamente sono in lavorazione sia un film che una nuova stagione, e mille remake – o meglio, tentativi di imitazione – in altri paesi, tra i quali il nostro.
Anche quando tutto sembra andare male, il cinema ci sarà sempre.

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