L’assassino è la bussola morale di “Midnight Mass”

Di Barbara Belzini 09 Ottobre 2021

Dopo aver passato le prime puntate a guardare Riley Flynn continuando a chiedermi ma questo dove l’ho già visto, finalmente qualcosa è scattato nella mia testa e da tutto il tempo che ho speso guardando serie tv before it was cool è emerso Matt Saracen di “Friday Night Lights”, e tutte le lacrime che ho versato a Dillon, Texas.

Purtroppo non mi pare che sia disponibile in streaming, ma questo stupendo romanzo di formazione collettivo lo troverete facilmente nelle classifiche delle migliori serie di tutti i tempi. E il suo protagonista, Zach Gilford, ritorna in “Midnight Mass”, la nuova miniserie “horror” prodotta da Netflix e diretta da Mike Flanagan, il creatore di “The Haunting of Hill House”, di “The Haunting of Bly Manor”, piccole perle horror tratte da Shirley Jackson e Henry James.
In questa creazione originale, i sette episodi sono ambientati in un’isola dove abitano 127 persone, un luogo dove tutti ti conoscono e ti vedono, un luogo che può essere salvezza ma più probabilmente dannazione.

Non siamo nella città malvagia di Derry, Maine (Flanagan ha anche portato sullo schermo una versione non tanto riuscita di uno dei romanzi di King, “Doctor Sleep”. Riassumo brutalmente: riesce meglio “Ready Player One” di Steven Spielberg a rimpiombarci in quell’orrore iconografico in modo geniale dedicandogli solo cinque minuti, a fronte delle due ore e mezza del film di Flanagan, dove l’unica cosa che funziona davvero è Rebecca Ferguson) ma a Crockett Island, in una cittadina piagata dai problemi ambientali che hanno impoverito la poca popolazione residente rimasta. Il pesce è poco, gli edifici sono tutti fatiscenti, tranne il nuovo centro ricreativo costruito con i soldi del risarcimento radunati tra gli abitanti da Bev Keane (Samantha Sloyan), la rigida perpetua che assiste il prete dell’isola, Paul Hill (Hamish Linklater), il nuovo prete chiamato in sostituzione di Monsignor Pruitt, che è andato a curarsi sul continente.

Con una scrittura solida e inaspettata, e prendendosi tutto il tempo necessario, Flanagan mette in scena la storia di una comunità che trasforma la propria necessità di una nuova speranza, di una resurrezione, in una storia dell’orrore dai tratti molteplici e contemporanei, che nasce da una delle grandi fornaci del materiale da letteratura, il motore del mondo e la base della tragedia, ovvero il senso di colpa. A Crockett Island torna Riley Flynn dopo essere stato in prigione per aver ucciso in un incidente stradale, da ubriaco, una ragazza, la cui immagine resta fissa nei suoi occhi anche da sveglio. Riley torna a casa, ritrova la sua famiglia, la sua ex fidanzata Erin (Kate Siegel), anche lei tornata sull’isola da poco, e si presenta subito come l’antagonista di Monsignor Hill, che è deciso a riportare a sé tutto il gregge smarrito dell’isola, e che istituisce un gruppo di Alcolisti Anonimi, dove i due fanno lunghe discussioni su fede e religione, che ovviamente riportano ai sentimenti primari dell’essere umano, la ricerca di un rifugio, la necessità di una speranza, la continua richiesta di perdono. Intanto in città accadono avvenimenti strani, tutti sembrano guariti, risanati, e la comunità, guidata da padre Paul, sembra sull’orlo di una nuova rinascita fondata su una fede ritrovata nell’inspiegabile. “Dio lavora in modi misteriosi” è uno dei mantra che viene ripetuto a chi, come Riley Flynn, continua a fare domande.

“Midnight Mass” è un profluvio di citazioni della Bibbia: ne fa un ripasso così ampio che si capisce come mai la gente da millenni si ammazzi per quello che c’è scritto dentro. Ci sono diversi personaggi qui che portano avanti il senso e il valore della dignità e dell’umanità, che sono la bussola morale del plot, e nessuno di questi è un religioso (scopriremo poi che anche il prete ha un’agenda, come dicono gli anglofoni). Anche per questo la struttura della serie funziona anche quando introduce elementi fantastici e orrorifici (oltre alle evidenti metafore sul contemporaneo): perché riesce perfettamente ad avviluppare lo spettatore nel conforto della fede, a fargli credere che può spostare la responsabilità altrove, a lasciare che si abbandoni nelle mani di una guida, finalmente, una sicurezza, un porto, per poi farlo scontrare con l’enorme pericolo della fede che crea seguaci pronti ad abbracciare il fanatismo.

Oh come sarebbe bello essere Bev e trovare nella Bibbia una spiegazione per tutto, pensi per un attimo. Come sarebbe bello essere lei invece che Riley Flynn, l’assassino, che vive divorato dal senso di colpa e che pensa che sia giusto così.

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