“Only the strong survive”, l’appassionata carezza sui cuori infranti di Bruce Springsteen

Di Eleonora Bagarotti 15 Novembre 2022

Quanto mi piace, l’album di cover soul di Bruce Springsteen. Trovo che sia un disco di belle voci, suoni cristallini, dichiarata passione. Si percepisce nel canto solista, essendo un esplicito omaggio del Boss a un periodo musicale, ma anche storico e sociale – come ha ben sottolineato, per primo, nel suo splendido articolo il critico musicale Paolo Vites, addentrandosi sin nell’attualità scottante del razzismo -, che lo vede esplicitamente lanciare un messaggio e divertirsi nel riproporre canzoni che gli hanno tenuto compagnia nel corso degli anni, sin dalla gioventù. Canzoni soul, per lo più storie di cuori trafitti e delusi, abbandonati e sofferenti, ma capaci di trasformare, attraverso la musica, il dolore in azione. Alimentare con le lacrime i semi della vita.
Non voglio addentrarmi, in queste righe, in un pedissequo percorso di analisi, canzone per canzone, adatto alle testate musicali di settore. Mi limito a esprimere la contentezza del cuore: per me la title track, ma anche “Do I love you (indeed I do)” – storico brano di Frank Wilson – e la splendida, eterna melodia di “The sun ain’t gonna shine anymore” – di Frankie Valli, ma portata al successo dai Walker Brothers – oppure “When she was my girl” – dei mitici Four Tops – fino a “What becomes of the brokenhearted” – hit di Jimmy Ruffin – e “Someday we’ll be together” – di Johnny Bristol, Jackey Beavers e Harvey Fuqua, che raggiunse il primo posto nelle classifiche americane come singolo di Diana Ross & The Supremes – sono un’appassionata carezza sui cuori infranti. Un raggio di sole tiepido in pieno autunno. Una pioggia per gli assetati. E’ leggerezza, è desiderio di cantare e di ballare.
La pesantezza non abita qui, che goduria (secondo me ce n’era anche bisogno).

Volevo fare un album in cui cantare e basta. E quale musica migliore, per fare tutto questo, se non il repertorio americano degli anni sessanta e settanta? Ho preso ispirazione da Levi Stubbs, David Ruffin, Jimmy Ruffin, the Iceman Jerry Butler, Diana Ross, Dobie Gray, Scott Walker, tra gli altri. E ho provato a rendere giustizia a tutti loro e a tutti gli spettacolari autori di questa musica gloriosa. Il mio obiettivo è permettere al pubblico moderno di fare esperienza della bellezza e gioia di queste canzoni, così come ho fatto io fin dalla prima volta che le ho sentite. Spero che amiate ascoltarle tanto quanto ho amato realizzarle.

Bruce Springsteen

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