Sette note di Bag

Quando Faye Dunaway sposò il rocker Peter Wolf

19 gennaio 2021 - Eleonora Bagarotti


Nei giorni scorsi, Faye Dunaway ha compiuto 80 anni. E’ stata una delle attrici più sensuali di sempre, premio Oscar per “Quinto Potere” di Sidney Lumet nel 1976. Ha girato tanti film epocali, ma in questo blog non ci soffermeremo sull’ampia e ottima cinematografia dell’attrice americana bensì sul suo matrimonio con una rockstar ante litteram. Se infatti i giornali, nel ricordare l’importante compleanno di Faye, si sono soffermati sulla sua storia d’amore con lo sposatissimo Marcello Mastroianni, in pochi hanno ricordato che lei è stata, per cinque anni, la moglie di Peter Wolf.


1974. All’inizio, Faye e Peter sembrano una coppia poco azzeccata, ma ciascuno è talmente “cool” a suo modo che i media impazziscono. Consideriamo poi che il loro matrimonio coincide con l’apice del successo di lei come attrice, quindi i fotografi non smettono di rincorrerli. Faye non ha problemi, “apparire” è il suo mestiere. Peter, con la sua J. Geils Band in palcoscenico è una bomba di vitalità (rivedendolo in un concerto solista a New York, un paio d’anni fa, ho tratto la considerazione di aver mai visto, in vita mia, una simile energia sprizzare da un uomo solo su un palcoscenico – eccezion fatta per Mick Jagger). In privato, però, lui è una persona timida e il disagio che prova a stare continuamente sotto i riflettori sarà parte del problema che li porterà a lasciarsi (“pur essendo ancora innamorati l’uno dell’altra”, scrive lei in “Looking for Gatsby: My life” nel 1998).


I due si erano conosciuti a San Francisco nel 1972, presentati da una giornalista amica comune, prima di un concerto della J. Geils Band. Lei è fantastica e sexy, lui è un irresistibile mix tra un ribelle e l’intellettuale dark che non ti aspetti. E’ cresciuto nel Bronx, ma ha vinto una borsa di studio per andare a studiare pittura a Boston, dove al college ha condiviso la stanza con l’amico, e futuro grande regista, David Lynch.


Faye miete altre nomination agli Oscar mentre il gruppo di Peter (per ragioni davvero incomprensibili) non entra nella Rock and Roll Hall of Fame, nonostante sia continuamente nella rosa delle nomination. Ma non è questo il punto. La verità è che quando non sono rincorsi dai paparazzi, entrambi sono in giro per il mondo, sul set o in tournée, e non necessariamente sullo stesso lato. La distanza sarà il vero motivo per cui i due divorzieranno nel 1979.
Dunaway nel suo libro descrive Wolf come un “gentleman appassionato” ed anche se nel 1983 si risposerà con il fotografo Terry O’Neill (con il quale avrà un figlio, ma anche questa unione naufragherà) aggiunge: “Quando penso a Peter, ricordo sempre il proverbio portoghese: non dire mai che non berrai più in quel bicchiere”.


Wolf, dal canto suo, non ha mai detto una parola su Faye. Quando un giornalista gli ha riportato ciò che lei aveva scritto su di lui, ha solo detto: “E’ passato davvero molto tempo”. Peter non è più apparso con un’altra donna in pubblico e non si è più risposato (bravo “lupo”, che noia ‘sta mania americanofila di sposarsi continuamente senza convinzione). Il suo privato, lui lo ha cantato. La sua discografia solista è una perla rara. Se non la conoscete, vi prego di andarla a scovare. I suoi ultimi album, “Midnight souvenirs” e “A cure for loneliness” – due titoli che da soli dicono già tutto – contengono la più granitica poesia rock di un grande autore, al di sopra di almeno 3/4 dei suoi colleghi.
Ci sono stati altri matrimoni tra personaggi del cinema e della musica. Pensiamo a Frank Sinatra e Mia Farrow, a May Britt e Sammy Davis Jr, a Heather Locklear e Tommy Lee, a Gwyneth Paltrow e Chris Martin… tutti naufragati, e probabilmente restare uniti con due carriere parallele è pressoché impossibile. Nessuna di queste coppie, però, aveva il fascino di Faye Dunaway e Peter Wolf. Erano loro, in quei roventi anni Settanta, i veri Bonnie e Clyde.

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