Quando Mick Jagger indossò la maglietta di Paolo Rossi

Di Eleonora Bagarotti 15 Dicembre 2020

È l’11 luglio 1982 quando i Rolling Stones tengono il loro primo concerto in Italia, dal 1970, allo Stadio comunale di Torino. Sono aperti da un altro gruppo che amo moltissimo e che a Torino fa le scintille: la J. Geils Band del magnifico Peter Wolf.
Mick Jagger indossa la maglietta del grandissimo Paolo Rossi, si fa prelevare da una gru fasciata con il tricolore e si alza 20 metri sopra il campo. Predice che l’Italia sconfiggerà la Germania per 3 a 1 alla finale dei mondiali di Spagna. E questo è esattamente ciò che avverrà.

Non è dato sapere se Jagger sia, in effetti, una creatura sovrannaturale, ma di sicuro non è “umano” e basta averlo visto in un solo concerto per comprendere la verità di questa asserzione.
A Torino, Mick lancia due football sulla folla, fa due volte di corsa il giro del lunghissimo palco e alla fine scompare gridando “Forza Italia!”. Si leva l’urlo di 70mila spettatori.

Sembra ieri, invece era un altro mondo. Un mondo di cui abbiamo grande nostalgia e lo abbiamo capito quando, qualche giorno fa, abbiamo pianto la scomparsa di Paolo Rossi, che come canta Antonello Venditti “era un ragazzo come noi”.

Nel mio caso, ripensando a Torino si rinnova il ricordo di aver visto quel concerto con mio padre Nello. Conservo ancora il biglietto – come potrei non farlo, soprattutto oggi che i biglietti si scaricano da internet, senza immagini e solo con una barra laterale. Impersonale, inconservabile. I ricordi, però, vivono in noi ed è bello condividerli con i nostri figli, sapendo di aver vissuto quei momenti. “I migliori anni della nostra vita”, citando stavolta Renato Zero.

L’ultimo album degli Stones, in quel momento, era Tattoo You del 1981: 11 i brani, dalla scoppiettante “Start me up” di Jagger & Richards, inizialmente incisa nel 1975 a Monaco, al gioiello “Waiting on a friend”, inedito emerso dalle session di Goats Head Soup del 1972, in Giamaica; alla chitarra Mick Taylor, al pianoforte Nicky Hopkins, alle percussioni Jimmy Miller. Nell’album c’è anche “T & A” cantata da Keith Richards, con Ian Stewart al piano e Ronnie Wood al basso, dalle session parigine di Some Girls del 1978. Ritroviamo inoltre “Slave”, dalle sessioni di Black and Blue a Rotterdam (1975), con il mitico tastierista Billie Preston e il percussionista Ollie Brown. Dalle stesse sessioni giunge poi “Worried about you”. Degna di nota anche “No use in crying”, brano firmato a tre insieme a Wood, registrato al Pathé Marconi Studios nel 1979.

Tattoo You è un album che ho riascoltato in questi giorni, nel segno di quell’estate magica, quando il nostro presidente della Repubblica si chiamava Sandro Pertini. Perbacco, che bei tempi.

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