Scarpette rosse

Quanto ci piacciono le serie ChicChissime sulla vita delle ricchissime

23 gennaio 2021 - Barbara Belzini

Ce lo ricordava la Ferilli qualche anno fa, quanto è bello stare sul divano a ciarlare, come siamo stati in questi giorni a commentare sui look di tutte le donne splendenti nel giorno dell’insediamento del nuovo Potus: più o meno la stessa cosa che abbiamo fatto per “The Undoing”, la miniserie HBO distribuita in Italia da Sky, dove Grace Fraser (Nicole Kidman) è una psicoterapeuta, suo marito Jonathan (Hugh Grant) è un oncologo divertente anche se cura dei bambini malati di cancro che a volte purtroppo muoiono. Hanno un figlio preadolescente, abitano nell’Upper East Side di Manhattan, sono ricchi e hanno e un giro di amici altrettanto ricchi. Dieci minuti di introduzione e sbam, nella felicità impeccabile di Grace arriva Matilda De Angelis nuda, troppo sexy, troppo straniera, troppo “artista”, troppo libera, e infatti muore subito, e il “whodunit” è quello che dovrebbe dare un senso alle sei puntate, ognuna delle quali si chiude aprendo a un nuovo possibile colpevole.

Così come per “Bridgerton”, dove ci interessava molto di più il suo protagonista maschile di tutta la vicenda dello sposamioranochenontisposo facciamofiglinonchenonnefacciamo che francamente si trascina pure più del dovuto (ma il successo è stato tale che è stata già annunciata una seconda stagione), quando l’attenzione si sposta da dove dovrebbe stare, in questo caso dalla costruzione più complessa a un singolo soggetto/oggetto (forse c’è una figura retorica che spiega il fenomeno, non mi viene in mente adesso, si accettano suggerimenti), probabilmente qualcosa non ha funzionato.
“The Undoing” parte bene ma procede spegnendosi e nel giro di tre puntate passi dal pensare “No, Hugh Grant non può essere colpevole” a “Mamma mia, Nicole è sempre la donna più bella del mondo” a “Ma quanto potrà mai costare quel cappotto verde con il cappuccio?” (non così tanto come pensate).

E se si parla più dei cappotti che dell’omicidio, converrete con me che qualcosa non funziona e che per costruire un prodotto seriale di senso (e di tensione, come in questo caso) non basta prendere la Kidman, vestirla, pettinarla e farla camminare per Central Park.

Ma cosa importano le critiche a HBO se i numeri degli ascolti sono altissimi e non si vedevano dai tempi di “Big Little Lies” (su Sky on Demand e su Chili), altra serie upper class dello stesso showrunner David E. Kelley, che però per sgonfiarsi almeno ha aspettato la seconda stagione.


Importano ancora meno alla regista Susanne Bier, che è appena stata scritturata per nuovo prodotto seriale con Showtime, “The First Lady” con Michelle Pfeiffer nel ruolo di Betty Ford, moglie del presidente statunitense Gerald, e Viola Davis nei panni di Michelle Obama.

Ma se vi piace davvero sbirciare nella vita delle ricchissime, guardate quel racconto sporco e sudato di donne malate che è “Sharp Objects” (la trovate su Chili), tratta dal primo romanzo di Gillian Flynn (“Gone Girl”): andate a bussare alla casa di Adora Crellin, che dirige un’impresa di macellazione a Wind Gap. Adora che veglia sulle sue figlie, si occupa della sua casa, governa la sua città. Adora che lavora alla propria perfezione come al suo giardino di rose, che possiede un pavimento di avorio fatto con una specie in estinzione. Adora che ha stile, classe, fascino, potere. Adora che dice alla sua figlia maggiore: “Non riesco a pensare ad altro che odori di marcio”
“A Wind Gap abitano circa 2.000 persone. Soldi vecchi e spazzatura”.
“E tu quale sei?”
“Io sono spazzatura. Che viene da soldi vecchi”
Vi presento Camille Preaker, la figlia maggiore, che fa la giornalista a Sant Louis, e che torna a casa quando a Wind Gap cominciano a scomparire ragazzine “Tu odi questo posto quanto me, ma ami le ragazzine morte”.

E infine incontrerete Amma Crellin, che a 13 anni conosce perfettamente la parte che deve recitare nel suo dramma di Tennesse Williams.

“Sharp Objects” è diretta da Jean-Marc Vallée (che è anche il regista della prima stagione di “Big Little Lies” e (pare) il responsabile dell’insuccesso in post-produzione della seconda stagione, girata da Andrea Arnold) ed è torbida, torrida, cupa, solida, ben scritta, splendidamente interpretata. Nel mio universo personale Adora Amma Camille > Madeline Celeste Jane Bonnie & Renata, Gillian Flynn > Jean Hanff Korelitz, Amy Adams >Nicole Kidman.

 

 

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