Ringo Starr, il piccolo “Ritchie” oggi compie 80 anni

Il piccolo Richard Starkey, in arte Ringo Starr, dalla sua finestrella al numero 9 di Madryn Street, la via di un quartiere operaio di Liverpool, si perde a osservare le nuvole immaginando un’infanzia migliore di quella che sta vivendo. I mattoni rossastri sporchi di fumo, i vetri sottili che lasciano trapelare l’aria fredda in una casa poco riscaldata perché mamma Elsie non guadagna a sufficienza. La vita di una mamma single è davvero dura, negli anni Quaranta.

Suo padre si chiama Richard anche lui, fa il panettiere e sposa Elsie nel 1936 con una cerimonia tradizionale irlandese perché la sua è una famiglia di emigrati. Lei ha una caratteristica che la rende unica, forse più bella di quanto non sia: ha un carattere sempre allegro, che il figlio eredita. I primi anni di matrimonio con Richard sono abbastanza felici e il 7 luglio 1940 nasce “Ritchie”. Pochi mesi dopo, però, il padre abbandona la famiglia. Ringo, vent’anni più tardi e già famoso con i Beatles, rivedrà suo padre ma gli dirà di “non conoscerlo” quando l’uomo si avvicina per chiedergli dei soldi.
Dopo l’abbandono, Elsie si fa coraggio e si mette a lavorare di giorno e di notte, nei pub. Nonostante la solitudine di figlio unico, cagionevole di salute (a 7 anni ha un attacco di peritonite e, dopo un intervento delicato, entra in coma e rimarrà in ospedale parecchi mesi), il piccolo Ringo si riprende alla grande. Elsie si risposa con Harry e il patrigno ha un ruolo decisivo nella crescita del futuro Ringo Starr: è lui, infatti, a portargli i dischi da ascoltare e la musica, in quei mesi di malattia, diventa una compagna fedele. Rientrato a casa, Ringo è ormai deciso a diventare un batterista. I suoi primi strumenti sono scatole di detersivi, pentole, barattoli di biscotti e sedie. Ringo e Harry vanno molto d’accordo e trascorrono il tempo ad ascoltare insieme tantissima musica, da Frankie Kane a Eddie Fisher, da Sarah Vaughan a Dinah Shore.


Nel 1956, più per necessità economiche che per il fatto di non essere particolarmente votato agli studi, Ringo inizia a lavorare come apprendista installatore in una ditta di attrezzature sportive di Liverpool, ma a distrarlo c’è la sua passione per la musica. Un suo collega, Eddie Miles, suona la chitarra e mette su una band che porta il suo nome. Ringo vuol farne parte e viene subito messo alle percussioni. In scaletta ci sono molti brani skiffle e qualche buon vecchio folk d’annata. Nel 1957, finalmente Ringo acquista una batteria usata – una parte, non tutta: gli basta per essere arruolato nel gruppo, che ormai ha preso il nome di Eddie Clayton and the Clayton Squares.
Ben presto, lo skiffle diventa un genere superato e Ringo, come tanti, ha un colpo di fulmine: il rock’n’roll. E’ quello il momento in cui nascono Rory Storm and the Hurricanes. Vanno forte e lo ingaggiano. In questo modo, Ringo riesce a comprarsi una batteria intera e, tra le altre cose, diventa anche cantante.

Nel 1960 Rory Storm and the Hurricanes vanno ad Amburgo. Strana sensazione, trovarsi in Germania per suonare al Kaiserkeller. Eppure non sono soli: a pochi passi, a suonare c’è un’altra band di Liverpool e il suo nome è The Beatles.
Dopo la faticosa ma significativa esperienza professionale ad Amburgo, nel 1962 Ringo tiene con il gruppo di Rory alcuni concerti in Galles e decide di interrompere il suo apprendistato in ditta.
Con i Beatles si sono solo sfiorati in Germania, dove Ringo, che a differenza loro gode già di una certa popolarità, fa subito colpo su Paul, John e George. Tanto che, una volta che i Beatles decidono di sostituire il loro batterista Pete Best, gli propongono di unirsi a loro. Ringo accetta e, dopo aver lasciato la band di Rory, affronta i primi fischi del pubblico al Cavern, soprattutto quello femminile, abituato alla bella presenza di Pete.

Quando, qualche settimana dopo, i Beatles si chiudono in studio di registrazione per provare sei pezzi – fra cui “Love Me Do” – il produttore londinese George Martin, che nel frattempo ha conosciuto e iniziato a prendere in considerazione il gruppo di Liverpool, guidato dal manager Brian Epstein, pensa di pubblicare come singolo il brano “How Do You Do It”. Ma i Beatles si oppongono: vogliono che “Love Me Do” non resti solo un lato B. Ora il problema è la batteria di Ringo, non perché lui non sia in grado di suonarla bene, di sicuro meglio di Best, ma perché è ancora “acerba” la sua entrata nella band, che a Liverpool gode di un buon seguito. Il timore del manager è proprio quello di perderlo, ma John, Paul e George hanno ormai deciso: i Beatles non esistono senza Ringo Starr. Tuttavia, quando l’11 settembre tornano negli studi di Abbey Road per registrare un’altra versione del brano, lui scopre di essere stato rimpiazzato da Andy White, già collaboratore della casa discografica Parlophone, e ci resta malissimo. La sua “esclusione” temporanea non porta fortuna: il 5 ottobre, quando esce “Love Me Do”, la radio non mostra particolare interesse, anche se il disco va a ruba nei soli negozi di Liverpool. Brian Epstein decide di comprarne alcuni scatoloni e riesce a far entrare il 45 giri in classifica. Mossa azzardata, ma spinta da una fede assoluta (e motivata) nelle potenzialità dei Fab Four.
Il 25 novembre 1962 i Beatles tornano in studio a registrare altri brani: stavolta è Ringo a suonare la batteria e la sintonia è perfetta, balza all’occhio (e alle orecchie) di Brian Epstein, di George Martin e persino delle (ex) fan di Pete Best.
Con l’uscita del loro primo album “Please Please Me”, il 22 marzo 1963, i Beatles sono pronti a scalare il mondo. E lo fanno.

Se volete saperne di più, vi segnalo il mio libro “4Ever John Paul George Ringo” (Vololibero Edizioni).

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