“The Astaire Story”: il capolavoro con Oscar Peterson da riscoprire

Primavera nuvolosa, e chi lo dice? Per far tornare il sole, basta ascoltare un capolavoro chiamato “The Astaire Story”. Per chi non lo conoscesse, si tratta di tre album che l’immenso ballerino, cantante e attore Fred Astaire realizzò con il mitico pianista Oscar Peterson.

Il cofanetto, riedito qualche anno fa, fu pubblicato nel 1953 e resta un capolavoro. Non era il primo album di Astaire, che sin dagli anni Venti registrava in studio, però accompagnato da un’orchestra. Questa volta, da grande appassionato di jazz quale era, il lavoro con Peterson e il suo sestetto parlava un’altra lingua musicale, anche grazie al sax tenore di Flip Phillips, alla tromba di Charlie Shavers, alla chitarra di Barney Kessel, al basso di Ray Brown e alla batteria di Alvin Stoller. Un gruppo che trovò, con lo stile vocale e lo Swing di Fred Astaire, un completamento naturale.
Riascoltavo questi 41 brani, uno dopo l’altro, mentre la pioggia ticchettava sulle finestre di casa, quasi ad omaggiare il grande maestro di Tip-tap. C’è una versione inedita di “I Won’t Dance”, uno dei cavalli di battaglia di Fred (registrata da Oscar Peterson tre anni prima), seguita da altre due chicche aggiunte ai 38 brani originali. L’opera si presenta in forma narrativa, con una “Jam Session” centrale tra due “Blues”. Un ritratto notevole.

Astaire era già stato, ovviamente, corteggiato da molti compositori: da George Gershwin ad Irving Berlin, da Jerome Kern a Cole Porter. Come interprete, incantava tutti unendo la sua personalità vocale a un’innata classe. Ricordo ancora quando, da bambina, adoravo vederlo volteggiare al fianco di Ginger Rogers e ci rimasi malissimo – peggio di quando scoprii che Babbo Natale non esiste – quando mi spiegarono che, nella vita, non erano sposati. Per me rappresentavano la coppia perfetta, come Spencer Tracy e Katherine Hepburn (che però lo erano davvero, a dispetto del matrimonio di lui).

Questo cofanetto, però, fa sognare almeno quanto Ginger che volteggia tra le sue braccia: il 53enne Astaire, con libertà espressiva rinnovata, interpreta “Puttin’ On The Ritz”, “The Continental”, “Let’s Call The Whole Thing Off”, “’S Wonderful”, “Cheek To Cheek”, “Dancing In The Dark” (non quella di Bruce Springsteen), “Top Hat, White Coat And Tails”, “A Foggy Day” e, se non bastasse, “No Strings” con un solo di Oscar Peterson.
La lancetta si sposta più in là, il sestetto lo ispira come non mai. E il bello è che ispira anche noi, circondate da nuvole e non sentirle.

© Copyright 2021 Editoriale Libertà