We want it darker: Stranger Things 4

Di Barbara Belzini 04 Giugno 2022

Avevo abbandonato “Stranger Things” perché c’è un limite anche all’effetto nostalgia e all’amore per gli anni ’80, ma tutto questo buzz intorno a Running Up The Hill, canzone profondamente formativa per la mia adolescenza dark, mi ha incuriosita, e visto che sono tornata da Cannes con una lousy T-shirt ma anche con il Covid, non c’era occasione migliore.
Come in Harry Potter, crescono i ragazzi, cresce la dimensione horror della storia: la quarta stagione è più cupa, il mostro di turno colpisce i più fragili, le morti sono più orribili. Siamo molto più vicini a cose come Suspiria di Luca Guadagnino, Carrie di Stephen King, Terrore dallo spazio profondo di Philip Kaufman, ai multiversi di Lovecraft, al Silenzio degli innocenti di Jonathan Demme.

Crescono i ragazzi, si ampliano gli orizzonti: finalmente usciamo da Hawkins, Indiana e arriviamo in California, in Russia, dentro stanze di tortura, dentro il laboratorio, dentro case maledette, dentro le maledizioni.

 

Crescono i ragazzi, le scelte si fanno complicate: qualcuno (Lucas) non vuole restare nerd tutta la vita, qualcuno (Maxine) soffre, qualcuno (Eleven) viene bullizzato, qualcuno (Eleven) fatica a recuperare i poteri, qualcuno (Will) continua a credere che anche diventando grandi si possano avere amici come quelli che si avevano a 12 anni (Jesus, does anyone?).

 

Mentre a Hawkins continuano a morire dei ragazzini e il gruppo di Nancy-Steve-Robin-Eddie si mette a indagare, in California Eleven viene “recuperata” e riportata nel laboratorio per ritrovare i poteri, la coppia Joyce-Murray vola in Russia per liberare Hopper (e per la seconda volta David Harbour prova a evadere da una prigione russa)

 

Quelli rimasti indietro con poco da fare, ovvero Mike, Will e Jonathan, si ritrovano coinvolti in una sparatoria (favolosa) per poi dirigersi da un altro personaggio memorabile, la fidanzata hacker di Dustin, Suzie-poo.

 


Ci sono alcune lungaggini (le tante ripetizioni delle sequenze nel laboratorio), ma i personaggi vecchi e nuovi funzionano perfettamente, il cattivo ha finalmente un volto e la stagione è uno spasso per i movie nerd, i book nerd, i music nerd: la libertà sa di burro di arachidi, le cose per cui vale la pena vivere a quindici anni sono gli amici, Internet is going to change the world, so Mordor it is.
È uno spasso, lo dicevo, e mancano ancora due puntate al finale di stagione.

 

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