Sandvik ribadisce la chiusura. Sindacati: “Si valuti la vendita”

05 Maggio 2014

Sciopero Sandvik (6)

E’ durato un paio d’ore l’incontro tra i vertici della Sandvik, quelli di Confindustria e i sindacati dedicato alla chiusura dello stabilimento. L’azienda ha ribadito le proprie intenzioni nonostante le performance siano positive, i sindacati hanno chiesto di scongiurare la chiusura e come ultima ipotesi di valutare anche la vendita. L’8 maggio è previsto un nuovo incontro, questa volta alla sede della Provincia con il Ministero del Lavoro la Provincia e il Comune di Podenzano.

Ore 14.30 – I lavoratori della Sandvik si sono dati appuntamento davanti alla sede di Confindustria per un picchetto durante l’incontro tra i vertici aziendali e i rappresentanti dell’associazione degli industriali per l’apertura della trattativa sindacale.

Ore 11 – Entra nel vivo oggi la vertenza aperta dalla dirigenza della Sandvik, la multinazionale svedese che ha deciso di chiudere lo stabilimento piacentino di San Polo nonostante le performance siano positive. Oggi i lavoratori sono in sciopero e parteciperanno nel primo pomeriggio a un picchetto sotto la sede di Confindustria, in concomitanza con l’apertura della trattativa sindacale legata alla procedura di mobilità per 52 dipendenti avviata dalla dirigenza.
I rappresentanti dei lavoratori Sandvik hanno incontrato questa mattina la deputata piacentina Paola De Micheli, la quale ha garantito il suo massimo coinvolgimento sulla vicenda: “Ho già presentato un’interrogazione parlamentare al ministero, con cui avrò un incontro nei prossimi giorni per ribadire come i numeri non giustifichino assolutamente questa chiusura, anzi la fabbrica piacentina si distingue per i risultati positivi. Io darò il mio contributo, al fianco del sistema locale, per far cambiare questa decisione”.

De Micheli ha poi incontrato anche lavoratori e sindacati del gruppo Rdb, ancora gestita dai commissari: “Il 30 scadeva il termine per la presentazione delle offerte per la cessione – ricorda – quindi dobbiamo aspettare di conoscere il contenuto. In ogni caso la nostra posizione comune è chiara: non vanno accettate proposte che non siano pienamente soddisfacenti, sia dal punto di vista industriale, sia per l’aspetto occupazionale”.

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