Ecco il “Tullòn dla vardüra”: Ginetto Savi ricostruisce la prigione mobile dei nazisti

17 Marzo 2016

Tullòn dla vardüra

Un veicolo che incuteva terrore e sgomento per via del suo aspetto minaccioso e impenetrabile, per le dimensioni (lungo sette metri, alto quasi quattro), ma soprattutto per il suo uso. L’autoblindo, utilizzato dai tedeschi durante la Seconda guerra mondiale per catturare e portare in prigione i partigiani nelle nostre valli, chiamato in gergo “Tullòn dla vardüra”, è rinato grazie alle mani e al genio di Ginetto Savi, il modellista piacentino celebre per aver riprodotto in scala 1:10 gli autoveicoli prodotti dalle aziende della nostra città.
Dopo aver studiato le poche fonti disponibili, Savi ha costruito il mezzo, assemblato all’arsenale piacentino, con un’attenzione ai dettagli minuziosa, quasi maniacale.
Ora, con l’aiuto dell’istituto storico della Resistenza, girerà le scuole per far conoscere l’autoblindo, che tra l’altro aiutò Mussolini a fuggire da Milano.

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