Videogiochi, il digitale non è più una certezza: Ubisoft scatena la polemica

Di Andrea Peroni 19 Luglio 2022

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Trova nuova linfa l’annosa discussione: meglio acquistare in formato fisico, o puntare sull’ormai enorme mercato digitale dei videogiochi? L’ultima decisione di Ubisoft riaccende il dibattito, trascinando inoltre dietro di sé una polemica di non poco conto.

L’azienda francese ha recentemente annunciato che vari dei suoi videogiochi del passato saranno sostanzialmente abbandonati. In previsione dell’uscita e conseguente supporto di vari titoli come il piratesco Skull & Bones, Ubisoft ha infatti deciso di staccare la spina ai server di numerosi titoli della sua scuderia, per i quali non saranno quindi più disponibili le funzionalità online.

Tra i giochi colpiti da questa nuova politica si trovano nomi del calibro di Far Cry 3, Rayman Legends e ZombiU, oltre a un gran numero di capitoli della serie Assassin’s Creed – a tal proposito, felicitazioni: la saga ideata da Patrice Désilets è vicina al 15° anniversario. La chiusura dei server coinvolgerà l’intera trilogia con protagonista Ezio Auditore (Assassin’s Creed II, Brotherhood e Revelations), oltre ad Assassin’s Creed III e lo spin-off Liberation. Proprio con quest’ultimo si è scatenato un acceso dibattito in rete, con gli utenti che ancora una volta hanno messo in luce i limiti del mercato digitale.

La chiusura dei server di suddetti titoli implicherà la scomparsa dei vari DLC, che di fatto spariranno dalla circolazione, e già questo risulta un tema di interessante discussione. È però ciò che accadrà alla versione PC Steam di Assassin’s Creed III: Liberation ciò che ha fatto andare su tutte le furie molti utenti.

 

Assassin’s Creed III: Liberation è stato originariamente lanciato nel 2012 su PlayStation Vita, per essere poi riproposto su numerose altre piattaforme. Pur essendo uno spin-off ambientato a New Orleans, il gioco introdusse alcune riuscite novità nel gameplay, e presentava inoltre la prima protagonista femminile della storia del franchise, Aveline de Grandpré, in una trama fatta come sempre di intrighi di potere e complotti immersa nell’enorme universo narrativo in questione.

Un difetto di comunicazione tra Ubisoft e Valve ha portato gli acquirenti delle versioni Steam a scoprire che il gioco, a partire da settembre, non solo sarebbe scomparso dallo store, ma sarebbe stato inoltre inaccessibile anche a coloro che già lo avevano acquistato in precedenza. Fortunatamente l’azienda francese, qualche ora più tardi, ha fatto sapere che tutto è frutto di un malinteso, con Liberation che resterà correttamente fruibile a tutti coloro che lo posseggono, ma l’errore è durato quanto basta per riaccendere il dibattito: il mercato digitale è certamente comodo, ma esistono reali certezze sul futuro delle librerie di videogiochi acquistati?

Una discussione che, inevitabilmente, diventerà sempre più centrale nel prossimo futuro. Il mercato digitale nell’ambito videoludico esiste ormai da decenni ed è in continua crescita, ma le grandi aziende non possono, e non vogliono, sostenere piattaforme e servizi considerati ormai vetusti. Nel 2021, ad esempio, Sony annunciò la chiusura degli store digitali di PlayStation 3, PSP e PS Vita, rendendo inaccessibili un enorme quantitativo di videogiochi disponibili esclusivamente su tali piattaforme. Quest’anno è poi arrivata una comunicazione simile da parte di Nintendo, pronta a staccare la spina a 3DS e alla sfortunatissima Wii U. Console che hanno fatto il loro tempo, con giochi che a loro volta finiranno nel cassetto dei ricordi di qualche attempato nostalgico. Oltre a questo, è impossibile trascurare il devastante impatto di servizi come Xbox Game Pass, che hanno messo al centro del videogiocatore la fruizione di sconfinati cataloghi di prodotti, ovviamente digitali. È forse questo, il destino dei videogiochi?

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