Microsoft verso un monopolio dei videogiochi? C’è chi trema all’idea

Di Andrea Peroni 03 Agosto 2022

Vai alla pagina principale di Gaming

Sony, da pochi giorni, è uscita allo scoperto. Dopo aver atteso mesi e mesi, durante i quali si è assicurata le prestazioni della software house Bungie annettendola ai suoi PlayStation Studios, l’azienda nipponica si è apertamente schierata contro la maxi operazione imbastita da Microsoft, pronta a mettere le mani su Activision Blizzard King. Il motivo? Il rischio di creare un monopolio insuperabile.

Facciamo un piccolo passo indietro, e ricordiamo cosa è accaduto negli ultimi tempi. All’inizio del 2022, con gran sorpresa di pressoché tutti gli addetti ai lavori, il gigante di Redmond annunciò di aver trovato un accordo con Activision Blizzard King, uno dei più grandi publisher del settore dell’intrattenimento, per acquisirlo a una cifra pari a 68,7 miliardi di dollari. La più grande acquisizione della storia del medium, in effetti, per un’azienda che conta quasi diecimila dipendenti e uno spropositato quantitativo di proprietà intellettuali tra cui Overwatch, Crash Bandicoot, Spyro, World of Warcraft, Candy Crush e, naturalmente, Call of Duty.

 

Le intenzioni di Microsoft sono ormai sotto gli occhi di tutti da tempo. Dalle parti di Redmond vogliono dimenticare il più presto possibile i danni fatti da Xbox One e la precedente gestione del brand, e da quando Phil Spencer è stato messo a capo della baracca, Microsoft si è proiettata verso un futuro luminoso nel gaming grazie a Xbox Game Pass e alla gran quantità di studi ora di sua proprietà. Se già l’acquisizione di Bethesda nel 2020 aveva suscitato grande clamore, quella annunciata a inizio 2022 relativa all’intero pacchetto Activision Blizzard King appare come una vera e propria dichiarazione di guerra, dalla quale Microsoft vuole uscire come assoluta vincitrice.

Sony ha dalla sua parte un marchio tra i più noti di sempre, quello PlayStation, oltre che l’esperienza accumulata in quasi 30 anni di duro lavoro e più successi che fallimenti – le console dell’azienda hanno da poco superato un totale di 581 milioni di hardware venduti dall’esordio. Microsoft ribatte con la lungimiranza e il vil denaro. Vile, sì, ma utilissimo, specie se si pensa che l’idea di Xbox Game Pass è ancora oggi quella di proporre un servizio in perdita per Microsoft ma che possa col tempo diventare sostenibile e generare profitti convincendo sempre più persone a unirsi alla causa. E come convinci i giocatori ad abbracciare il mondo Xbox? Ovviamente con offerte irrinunciabili, servizi al top (Xbox Game Pass è disponibile ormai anche su calcolatrici, tamagotchi e frigoriferi smart, e con esso è incluso anche il servizio di cloud gaming) e grandi marchi che i giocatori possono trovare solo qui. Fallout, The Elder Scrolls, Halo, Gears of War, forse Call of Duty. Ed è proprio Call of Duty, il più grande franchise di Activision e terza serie più venduta di sempre, ad aver dato il via al botta e risposta.

Le agenzie dell’antitrust di tutto il mondo stanno meticolosamente analizzando l’acquisizione in questione, cercando di capire cosa potrebbe riservare il futuro. In qualità di competitor, le autorità hanno chiesto i pareri delle aziende rivali di Microsoft nel campo videoludico, e, come è giusto che sia, ognuno degli interpellati non ha potuto fare altro che cercare di tirare acqua al suo mulino. I legali di Sony hanno recapitato le loro impressioni alle autorità brasiliane, spiegando che un’acquisizione dell’intero publisher sarebbe una rovina per il senso di concorrenza. A dire di Sony, Call of Duty rappresenta oggi un brand troppo grande che non ha rivali oggi sul mercato videoludico. Portarlo nelle mani di Microsoft, e renderlo forse esclusiva delle piattaforme Xbox, potrebbe essere quindi una rovina per il mercato poiché andrebbe a creare un monopolio pericoloso.

 

Non tutti però sono dello stesso avviso, anzi si può dire che Sony sia l’unica ad aver preso questa posizione. L’antitrust ha raccolto i pareri di alcuni grandi publisher come Warner Bros., Ubisoft, Apple, Amazon e molti altri, nessuno dei quali è realmente preoccupato per l’acquisizione. Stesso discorso vale anche per il brand di Call of Duty, del quale vengono citati vari competitor – Rainbow Six, Battlefield, Counter Strike, Valorant e così via. Nello stesso momento è arrivata anche la documentazione di Microsoft presso l’antitrust neozelandese. Al suo interno, Redmond, per giustificare questa maxi-acquisizione, parla della posizione di spicco che oggi ha PlayStation grazie ai suoi brand, ed evidenzia inoltre che anche Sony ha creduto e continua a credere nel potere commerciale delle grandi esclusive da terze parti – viene fatto l’esempio di Final Fantasy VII Remake, ancora oggi inaccessibile su Xbox dopo oltre due anni dall’uscita.

Insomma, ricapitolando: Sony ha paura di perdere i giocatori (e gli introiti) di Call of Duty, gioco multipiattaforma ma con una community enorme radicata su PlayStation; Microsoft sminuisce, tra virgolette, la grandezza dei franchise di Activision Blizzard, sostenendo che esistono abbastanza concorrenti da evitare il monopolio; gli altri publisher, invece, ne approfittano a tutti per ricordare che esistono varie alternative a Call of Duty, più o meno valide. E dunque, chi ha ragione? Come sempre, questa sta nel mezzo.

Difficilmente l’opposizione di Sony impedirà il completamento dell’acquisizione, ma è anche vero che le sue perplessità sono ben giustificate dai numeri. Il brand più popolare di Activision conta centinaia di milioni di giocatori ogni anno tra console, PC e mobile, e garantisce inoltre entrate da capogiro anche in periodi di magra (l’ultimo Vanguard non è stato certo un successo, eppure è nella top 10 dei titoli più venduti dell’anno). La concorrenza, in via teorica, esiste, ma ancora una volta i freddi numeri parlano chiaro: per fare alcuni esempi, Rainbow Six Siege è probabilmente nella sua parabola discendente, mentre Battlefield 2042 viene snobbato dai suoi stessi creatori. Gli unici a tenere il passo del battle royale Warzone sono Fortnite e Apex Legends, ma l’esperienza premium è ormai unica nel suo genere da tempo.

 

A dire il vero, Phil Spencer ha già dichiarato in passato che Call of Duty continuerà a uscire su PlayStation per onorare gli accordi presi, anche a seguito dell’acquisizione. Ma per quanto, appunto, non lo sappiamo, e probabilmente non lo sa neppure Sony. Ciò che sta cercando di ottenere l’azienda nipponica non è probabilmente la cancellazione dell’acquisizione, quanto la sicurezza che i brand più importanti di Activision Blizzard King, in particolar modo proprio Call of Duty, resteranno multipiattaforma per sempre – o quasi. In caso contrario, dalle parti di Tokyo sarà tempo di rivedere tutta la propria strategia, andando a investire in publisher con grandi brand (da tempo si vocifera di interessamenti verso Capcom e Square Enix) e tornando a puntare con prepotenza sugli sparatutto, oggi assenti nella line-up di PlayStation, magari tentando di resuscitare serie come Killzone. Una cosa è certa, come affermato da molti publisher: questa acquisizione favorirà il mercato, poiché porterà a molti più investimenti per restare al passo della concorrenza. Sperando, ovviamente, che il tutto non porti a un monopolio totale di una singola azienda, che a quel punto potrebbe fare il bello e cattivo tempo.

© Copyright 2022 Editoriale Libertà