Pentiment, il manoscritto miniato che prende vita e diventa un videogioco

Di Andrea Peroni 07 Settembre 2022

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Specie negli ultimi anni, grazie ai progressi tecnologici e anche alla proliferazione delle produzioni indipendenti che talvolta escogitano brillanti strategie per sopperire alle carenze, abbiamo visto videogiochi che fanno dell’arte stessa il loro modo per raccontare storie ed emozioni. Il caso più eclatante è quello di Cuphead, ostico run and gun di Studio Mdhr ispirato ai cartoni animati degli anni ‘30, ma anche l’Italia ha dato il suo contributo a questa corrente, basti pensare al particolarissimo Little Briar Rose di Elf Games Works che rielabora la favola della Bella Addormentata nel Bosco raccontandola come se fosse dipinta su di una vetrata gotica.

Seguendo questa scia, i creatori di Fallout: New Vegas e The Outer Worlds, da alcuni anni passati sotto il controllo di Microsoft, si sono rimboccati le maniche e hanno dato libero sfogo alla loro vena creativa. Stavolta niente open world, niente produzioni ad altissimo budget da centinaia di ore di gioco, ma un racconto contenuto e artisticamente ispiratissimo. Il risultato è Pentiment, forse il gioco più curioso tra tutti quelli presentati a giugno nello showcase di Xbox, e pronto a sbarcare su Series X, Series S, Xbox One e pc il 15 novembre. Da subito, come da tradizione, sarà inoltre disponibile per gli abbonati a Xbox Game Pass.

Sebbene sia ancora presto per potersi esprimere sull’effettiva bontà del prodotto finale, Pentiment è da subito caratteristico, grazie al suo inconfondibile stile. Gli sviluppatori hanno infatti pensato e plasmato Pentiment come se il videogioco fosse uscito da un manoscritto miniato del Medioevo, che ne riflette alla perfezione lo stile dei caratteri, i colori, le sagome dei personaggi raffigurati. L’intera produzione è una sorta di omaggio alle splendide opere degli amanuensi europei di quell’epoca, che grazie al loro incredibile lavoro hanno consegnato all’umanità di oggi quelli che più che libri sono capolavori artistici.

 

Se Pentiment colpisce l’occhio sin dal suo modo unico di messa in scena, il gioco risalta inoltre per la storia che si cela dietro a questo tomo giocabile, per così dire. L’ultima produzione di Obsidian, ambientata nell’Alta Baviera del XVI secolo al tempo del Sacro Romano Impero, racconta le vicende del brillante artigiano Andreas Maler, il quale resta suo malgrado coinvolto in una serie di misteriosi omicidi e scandali in quel di Tassing, fittizia città che fa da sfondo al gioco.

Improntato vivacemente sulla narrazione, Pentiment mette i giocatori nei panni di Andreas, letteralmente. Nel corso della storia saremo in grado di decidere ogni aspetto della sua vita, dal background educativo al modo in cui vive, passando ovviamente per le sue necessarie indagini a caccia del reale colpevole che si nasconde a Tassing. Andreas ha le ore contate per riuscire a scagionarsi, questione che porta l’artigiano a incontrarsi con loschi figuri, visitare la taverna per trovare nuovi indizi e intrufolarsi nell’abbazia per cercare preziose informazioni utili alla sua causa, ben conscio del fatto che ogni azione che lui esegue si riflette sul prosieguo del gioco.

“L’arte è illusione”, afferma Piero, uno dei monaci di Tassing, parlando con il giovane protagonista. E in effetti, potrebbe non esistere altro modo per parlare di Pentiment. Semplice e pura arte da vivere, illudendoci di avere di fronte un pezzo di storia umana.

 

 

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