Overwatch 2: gioie e dolori del free to play

Di Andrea Peroni 12 Ottobre 2022

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Alla fine, dopo tanta attesa, nel momento più buio di una Blizzard che sembrava non riuscire a trovare un appiglio per recuperare quel guizzo di creatività e produttività che l’ha sempre contraddistinta, Overwatch 2 è giunto su console e pc. Non tutto, sia chiaro: sebbene lo sviluppo sia durato anni, quello che i giocatori hanno avuto per ora è la sola componente multiplayer pvp, mentre per la campagna single player ci sarà ancora da attendere.

Quisquilie: il pezzo forte di Overwatch 2, inutile negarlo, è proprio il multigiocatore, sul quale Blizzard intende concentrare i suoi sforzi per molti anni a venire. A differenza del primo gioco, questo sequel è infatti stato proposto sotto forma di free to play, accessibile quindi gratuitamente per tutti gli utenti, anche coloro che non hanno mai avuto tra le mani l’originale shooter del 2016. E come tutti i free to play, tra cui anche il relativamente recente Diablo Immortal sempre di Blizzard, Overwatch 2 porta con sé il solito carico di gioie e dolori.

Il lancio, avvenuto il 4 ottobre, ha visto una grandissima quantità di utenti riversarsi su questa rinnovata versione dello sparatutto a base di eroi (le differenze con il primo capitolo sembrano poche all’apparenza, ma a occhi più esperti risulta evidente che alcune importanti dinamiche siano cambiate), e questo ha purtroppo portato lunghe code di attesa e problemi ai server. Aggiungiamo a questo pericoloso mix di malcontento per gli utenti anche un attacco ddos che ha colpito Blizzard nello stesso giorno, e la frittata è fatta: nella serata del lancio, alcuni utenti non hanno proprio potuto giocare a Overwatch 2, trascinando l’azienda nel vortice delle polemiche.

Fossero solo questi i problemi, i giocatori sarebbero anche pronti a chiudere un occhio. E invece no. A fronte un lungo sviluppo sulle spalle (Overwatch 2 è stato annunciato per la prima volta nel 2019, ben tre anni fa), i problemi tecnici rilevati in questi primi giorni di attività sono numerosi, tra bug, glitch e sbilanciamenti. Tutti elementi che la community sperava di non ritrovare in un Overwatch 2 sottoposto a lunghe fasi di test, e che invece hanno rovinato di fatto l’uscita di uno dei prodotti di punta di quest’anno per l’azienda, la quale ha dovuto fare mea culpa in varie interviste dichiarando di essere dispiaciuta per come è stata gestita la situazione.

Overwatch 2 mantiene comunque, per dirla tutta, una caratteristica fondante, che non può che essere visto come un punto a favore (con riserva): con l’apertura al mondo dei free to play, il gioco riuscirà quasi certamente a mantenere una salda community attiva per molti, molti anni, grazie anche al nome che è stato capace di farsi negli anni – l’originale gioco era stato creato da Jeffrey Kaplan, l’uomo dietro World of Warcraft. Apertura che, tuttavia, porta con sé le famigerate microtransazioni, elemento già presente nel precedente gioco ma qui enormemente amplificato vista la necessità del publisher di generare profitti – ma pensa un po’. Per ottenere gratuitamente, ad esempio, tutte le skin della sola Kiriko, il nuovo personaggio introdotto con l’uscita del gioco, la community ha calcolato che sono richiesti ben 5 anni. Cinque anni di attività continue su Overwatch, durante i quali Blizzard lancerà inoltre altri eroi da gettare nella mischia.

Naturalmente questi sono discorsi che lasciano il tempo che trovano. Quale può essere l’utilità di una skin, se non la mera soddisfazione di aver migliorato esteticamente il proprio personaggio preferito? Nessuna, assolutamente nessuna. Dunque, ecco che Overwatch 2 si riduce al solido hero shooter che già era in passato, in attesa di diventare qualcosa di più grosso. Con tante microtransazioni, sì, ma assolutamente superflue. Sarà questo il futuro di tanti franchise, come lo sono del resto già brand come Fortnite, Call of Duty Warzone e Clash of Clans? Probabilmente sì, facciamocene una ragione.

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