Piacenza “costretta” a certificare l’Igp europea della Coppa di Parma

09 Gennaio 2014

Coppa piacentina

Piacentini “costretti” a certificare la Coppa di Parma, da sempre “nemica” storica del principe dei salumi del nostro territorio.
Il ministero nei giorni scorsi ha infatti autorizzato l’Ecepa di Piacenza, ente di certificazione prodotti agroalimentari, ad effettuare i controlli per la indicazione geografica protetta della Coppa di Parma, registrata in ambito dell’Unione europea.
La “beffa” è doppia, perché l’Ecepa vede tra i suoi fondatori la Camera di commercio di Piacenza, l’università Cattolica e le organizzazioni di categoria, comprese quelle agricole, quindi anche i produttori dei salumi nostrani. Che dunque paradossalmente sono chiamati indirettamente a dare un importante riconoscimento a un agguerrito concorrente, che negli anni ha saputo probabilmente imporsi sui mercati più di noi, pur avendo un prodotto di qualità inferiore.
Sia chiaro: l’Ecepa è riconosciuto come un ente certificatore serio e autorevole, quindi non farà null’altro che il proprio lavoro. Lo stesso che compie anche con il salame di Felino, oltre che con Coppa, salame e pancetta di Piacenza. I quali, occorre precisarlo, hanno la denominazione Dop, che è superiore alla Igp della Coppa di Parma. Ma chi vuole usare questo nome, oltre a seguire il disciplinare di produzione dovrà passare solo ed esclusivamente per Piacenza. Senza che nessuno si possa opporre.

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