Dalla Cina all’archivio di Libertà sulle tracce della Arbos

28 Maggio 2015

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La Arbos, con i suoi 70mila disegni e progetti, vola dalla via Emilia alla via della Seta. A cercarne le tracce e a riconoscerne vent’anni dopo il valore, spingendosi con la ricerca in un magazzino di via Colombo della nostra città, sono stati i cinesi della Foton Lovol Heavy Industry Ltd, primario costruttore di trattori agricoli con un fatturato da capogiro, pari a 3 miliardi e 200 milioni di euro all’anno.
Ieri i rappresentanti della società, che in Italia ha sede nel Bolognese, a Calderara di Reno, hanno visitato la redazione di Libertà per consultare l’archivio storico d’eccellenza del giornale e stabilire relazioni che possano portare, dalla storia piacentina, alla realizzazione di un Museo su Arbos-Bubba, unico in Italia e nel mondo.
L’INCREDIBILE STORIA DEI 70MILA DOCUMENTI. L’uomo che ha custodito 52 contenitori dell’archivio Arbos nel suo magazzino di via Colombo per vent’anni è Enio Moschini, 82 anni. Come numero uno di Comep, aveva salvato l’archivio da un rottamaio di Cuneo che aveva preso i documenti dal fallimento del colosso. Dopo anni vissuti nell’attesa che qualcuno si accorgesse del valore dei documenti, li stava per buttare. Ma Iren, intervenuta con un camion, chiese cinque anni fa a Moschini 800 euro aggiuntivi per lo smaltimento, già di per sé costoso. Per questo Moschini si rifiutò di buttare tutto. Fino a quando i cinesi non bussarono alla sua porta, pronti a rilanciare la produzione e vendita dei trattori Arbos nel giugno 2016 (quella delle mietitrebbia nel giugno 2017).

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