Chiude la sede piacentina di Servizi Italia. I sindacati: “Trasferimento ingiusto”

22 Ottobre 2020

Preoccupazione per i 58 dipendenti, di cui 56 a tempo indeterminato e 45 donne, molte madri in part-time, della sede piacentina di Servizi Italia, l’azienda che si occupa di servizi di lavanderia industriale per l’ospedale.

“Martedì scorso, come un fulmine a ciel sereno, abbiamo saputo della decisione aziendale di chiudere l’impianto di Piacenza – spiegano Massimo Tarenchi e Massimo Pellizzari, segretari generali dei sindacati Filctem Cgil e Femca Cisl di Piacenza – con lo scopo di ottimizzare la produzione degli altri due impianti aziendali di Bolzaneto (Ge) e Castellina di Soragna (Pr)”.

I 108mila chilogrammi di biancheria trattati finora dall’impianto piacentino verranno quindi gestiti al 65% da quello di Castellina, e al 35% da quello di Bolzaneto.

Una decisione per la quale l’azienda sarebbe intenzionata a proporre il trasferimento dei dipendenti ma, secondo i sindacati, “molti lavoratori non accetteranno, per vari motivi personali e di età, e quindi rischia di assumere le sembianze di un licenziamento”.

“E’ una realtà che da 20 anni opera a Piacenza e che ora chiude e trasferisce tutto e tutti – proseguono Pellizzari e Tarenchi -. Da parte nostra abbiamo chiesto di attivare il tavolo di confronto in Provincia di Piacenza e in Regione Emilia-Romagna. L’impatto della decisione aziendale è pesante, grave: stiamo parlando di lavoratrici e una parte di loro non potrà sostenere il trasferimento”.

“L’azienda, quotata in borsa, ha avviato un piano di organizzazione finanziaria e produttiva e Piacenza, nonostante si stata un tassello fondamentale nel complesso della lotta al Covid nei mesi più bui, viene soppressa e trasferita, entro fine anno. Crediamo che un gesto e una presa di posizione delle istituzioni e della società civile nei confronti di queste lavoratrici sia doverosa – concludono i sindacati. Non è possibile che un sistema di appalti al massimo ribasso costringa realtà che hanno sempre garantito un servizio di qualità e un impatto sociale del tutto positivo vengano soppresse proprio a Piacenza”.

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