Piacenza piange, ma resiste: analisi del mercato del lavoro in tempo di Covid

23 Marzo 2021

Piacenza piange, ma resiste. La pandemia ha colpito duro l’economia del nostro territorio, ma rispetto al resto della regione la provincia piacentina ancora tiene. E si dimostra capoluogo di resilienza. Lo dicono espressamente la presidente della Provincia Patrizia Barbieri e il direttore generale Vittorio Silva durante la presentazione dell’analisi del mercato del lavoro e del sistema socio-economico del 2020 da parte di [email protected] Lavoro e Società stamattina, 23 marzo: “Ci siamo confrontati con un periodo drammatico perché gli effetti della pandemia si sono fatti sentire anche sul settore socio-economico – spiega Barbieri – eppure il nostro tessuto è riuscito a dimostrare doti di resilienza maggiori rispetto ai trend regionali”. “Quello che notiamo è un andamento più piatto, con picchi e flessioni meno accentuate – fa notare Silva – e questo può essere dovuto almeno in parte alla composizione settoriale della nostra economia. Si conferma comunque la resilienza del territorio provinciale rispetto alle crisi”.

I dati, presentati da Antonio Colnaghi della Provincia, confermano le loro parole: nel mondo dell’industria e dell’artigianato ad esempio il calo di fatturato nel secondo trimestre 2020 si è assestato al 15,8 e al 15,2 per cento a Piacenza a fronte del 19,3 e del 22 per cento in Emilia Romagna. Discrepanze, queste, che si notano anche sulla produzione e sugli ordini: quelli industriali a Piacenza calano del 16 e del 12,9 per cento, in regione del 19,4 e del 16,7. E idem accade nell’artigianato con differenze di sei, sette punti percentuali a favore del nostro territorio.

“Anche sul commercio al dettaglio la discrepanza si nota – spiega Colnaghi – nel secondo trimestre 2020 le vendite a Piacenza calano dell’8,7, in Emilia Romagna del 13,1”. Per quanto riguarda invece avviamenti e cessazioni, la variazione solo negativa è di 2825 posizioni di lavoro dipendente perse da marzo a maggio 2020 a fronte di 1990 venute meno dal 2019 al 2020: fra i settori ad arretrare maggiormente il passo sono commercio, alberghi e ristoranti, industria e altre attività dei servizi con un uso della cassa integrazione guadagni di circa 9 milioni e 600 mila ore nel primo semestre 2020. Di fatto però anche in questo caso il saldo, pur negativo, è meno pesante rispetto ad altre realtà della regione.

IL RAPPORTO [email protected]

© Copyright 2021 Editoriale Libertà