Piacenza Jazz Fest pronto al via. Oltre 100 artisti e spettacoli in tutta la città

21 Settembre 2022

Trenta eventi in trentacinque giorni per un totale di 124 tra artisti e musicisti che arriveranno a Piacenza per celebrare la diciannovesima edizione del Piacenza Jazz Fest. Un festival che permea tra le vie e i teatri cittadini grazie alla consolidata sinergia con le realtà e le associazioni locali. “Scuola, carcere, ambiente e tanto ancora – afferma Gianni Azzali, presidente di Piacenza Jazz Club -. Amiamo definirlo un festival diffuso perchè non è stanziale e tocca vari luoghi della città, ma soprattutto perchè contiamo molto sul fatto di diffondere una cultura legata alla storia afroamericana e agli ideali dell’inclusione e della valorizzazione del diverso: evidenziati nella musica jazz”.

“Il Piacenza Jazz Fest è uno degli eventi più importanti del panorama culturale piacentino – precisa Robert Gionelli, membro del Cda della Fondazione di Piacenza e Vigevano -. La Fondazione sostiene da sempre una rassegna che anno dopo anni ha saputo alzare l’asticella promuovendo una programmazione musicale di qualità e sapendo instaurare sinergie con il mondo della scuole e con diverse associazioni che operano a favore della nostra comunità”.

“Se qualcuno suonasse uno strumento ci sarebbero meno guerre” ha affermato durante la conferenza Gianni Azzali e Piacenza farà la sua parte attraverso una rassegna che dall’otto ottobre al dodici novembre permetterà di assistere alle esibizioni di artisti di fama internazionale e a progetti di valorizzazione territoriale come i concerti organizzati nei pub, sugli autobus e l’attivo coinvolgimento di tutte le fasce d’età.

Dopo l’anteprima – che si è tenuta a febbraio con le tre finali del Concorso Bettinardi presso il Milestone Live Club, il concerto organizzato in collaborazione con Crossroads-Jazz Network ad aprile che ha visto grandi protagonisti Javier Girotto e Vince Abbracciante e il concerto di anteprima il giorno della presentazione del programma il 21 settembre presso l’Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano con “Martha J e Francesco Chebat Quartet Plays The Beatles” -, il festival vero e proprio partirà sabato 8 ottobre per chiudersi il 12 novembre con una programmazione fitta che conta oltre 120 musicisti sul palco suddivisi su una trentina di concerti, senza contare alcune delle attività collaterali più amate, come i Jazz Pedibus con la marchin’ band che accompagna i bambini della primaria a scuola, le Incur-sioni Jazz con la band che farà alcune estemporanee apparizioni quando uno meno se lo aspet-ta e tutte le attività con le scuole. Insomma, più di un mese con la musica che sarà la vera pro-tagonista in città.

Il festival è sostenuto oltre che dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, dalla Regione Emilia-Romagna, dal Co,une di Piacenza, dalla federazione italiana Jazz e dal Ministero della Cultura. “Per sua stessa natura il Jazz Fest è fatto di collaborazioni e di connessioni con il territorio e con le associazioni e gli enti che lo animano – rimarca Azzali -. Si sono fatte sempre più intense le sinergie con il Conservatorio Nicolini e con le scuole del territorio di ogni ordine e grado, in particolare con i Licei Gioia, Respighi e Cassinari e con la primaria di secondo grado Calvino. Riconfermata la collaborazione con Infoambiente, con l’associazione “Oltre il Muro” per il concerto nella casa circondariale, con “Tetracordo” per il concerto fuori sede a Stradella, con il Piccolo Museo del-la Poesia di S. Cristoforo e con I-Jazz, l’associazione che racchiude la maggior parte dei festival italiani”.

PROGRAMMA PIACENZA JAZZ FEST

PROGRAMMA L’ALTRO FESTIVAL

IL CARTELLONE PRINCIPALE

Ricco, vario ed equilibrato il cartellone principale di questo XIX festival. Per quanto riguarda i main concert, spicca nella programmazione di quest’anno il duo che ve-de insieme Enrico Rava, che senza tema di smentite si può definire il più grande jazzista ita-liano, e Fred Hersch, il pianista che ha fatto dell’innovazione il suo elemento distintivo. I duo incroceranno le loro straordinarie storie musicali in un dialogo dai risultati non meno che sorprendenti. Un altro concerto molto atteso è quello di chiusura che avrà come protagonista Fabrizio Bosso, universalmente riconosciuto come uno dei migliori trombettisti a livello in-ternazionale per tecnica e lirismo.

Col suo quartetto accompagnato da un’orchestra d’archi di-retta da Paolo Silvestri presenteranno “You’ve changed”, un progetto che racconta il grande amore di Bosso per la canzone, senza alcuna distinzione né di genere né di epoca, dove il suo-no del Jazz riesce a lavorare in simbiosi con quello degli archi con un grande effetto emotivo. Dopo l’annullamento del loro tour europeo a causa delle restrizioni per la pandemia negli ul-timi due anni, si potranno finalmente accogliere gli Yellowjackets, una band mitica che ha fat-to la storia della Fusion e che resiste da oltre quarant’anni senza interruzioni e con pochissi-me variazioni di organico.

Una menzione particolare va allo “Speciale Piano Trio”, una combinazione di due concerti programmati a poche ore di distanza l’uno dall’altro che riflettono due tra le tante possibili impostazioni di una medesima formazione: quella del piano trio resa leggendaria da Bill Evans, tra gli altri. Si partirà il sabato sera con il trio di Christian Sands, pianista e composito-re poco più che trentenne, ma già tra i protagonisti della scena jazz contemporanea per la sua tecnica impeccabile e il fraseggio elegante che non cede al virtuosismo fine a se stesso, defini-to da Wynton Marsalis “A jazz star of the future”. A stretto giro la domenica mattina successi-va sarà la volta del trio guidato dal pianista Enrico Intra, punto di riferimento del jazz euro-peo che ha ancora molto da dire sul concetto di improvvisazione e su come realizzarla al me-glio insieme ai suoi compagni di avventura in concerto.

Non mancheranno anche quest’anno le commemorazioni e gli eventi speciali a cui il Piacenza Jazz Club dà sempre ampio spazio, consapevole del valore della memoria e di quanto sia utile farne tesoro, come l’omaggio a Pier Paolo Pasolini a cento anni dalla nascita, a Ennio Flaiano nel cinquantesimo dalla scomparsa, a De André con Danilo Rea e, con il concerto di anteprima, ai mitici Beatles. Il concerto inaugurale “Le nuvole di Pier Paolo”, vedrà sul palco ben otto grandi musicisti italiani: Emilia Zamuner (voce), Daniele Sepe (sax), Flavio Boltro (trom-ba), Daniele Di Bonaventura (fisarmonica), Jacopo Mezzanotti (chitarra e arrangiamenti), Mario Nappi (pianoforte), Davide Costagliola (basso e contrabbasso) e Paolo Forlini (bat-teria).

L’omaggio a Flaiano sarà un reading tutto incentrato sulla figura del pungente scrittore, giornalista e sceneggiatore, che dal passato ha ancora tante cose da dirci e lo farà grazie alla voce recitante di Fabrizio Bentivoglio, che reciterà alcuni dei suoi testi, accompagnato dal contrabbasso di Ferruccio Spinetti. Un terzo tributo è quello organizzato in trasferta in virtù della collaborazione con l’associazione Tetracordo presso il Teatro Sociale di Stradella, con una delle nostre eccellenze pianistiche, Danilo Rea, in A Tribute to Fabrizio De André, un concerto in pianoforte solo che andrà ad esplorare il repertorio denso di rimandi e di sonorità profondamente evocative del grande cantautore genovese. Un omaggio sarà anche quello de-dicato ai Beatles di Martha J. & Chebat Quartet, che costituirà l’anteprima di questa edizione che, come sempre, si tiene la sera della presentazione del programma nell’Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano.

Per indagare il rapporto tra musica e fotografia è stata scelta la performance multimediale dal titolo “La magia delle donne. Fra bellezza e quotidianità”, con musiche del duo composto da Boris Salvoldelli alla voce ed elettronica e Massimo Milesi ai sassofoni ed elettronica, ispirate alle fotografie del reporter Pino Ninfa.

Visto il grande consenso che hanno sempre riscosso, anche quest’anno torna la proposta di un concerto in solo all’interno della Basilica di S. Savino, tra le più belle architetture romaniche in Italia settentrionale, che oltre a tanti beni artistici e a una lunga storia, gode anche della vir-tù di possedere un’acustica invidiabile. “Solitudo” è il nome dell’album da cui trarranno origi-ne i brani suonati da Anaïs Drago che utilizzerà il suo violino per estrarre una moltitudine di suoni caratterizzati da un’amplissima ricchezza armonica e melodica.

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