Con Garland e Di Toro trio al Valtidone, il jazz nobile è per tutti

05 Agosto 2022


Un’ora e mezza di tratti sognanti, movenze malinconiche, nostalgie, richiami vitalistici e contaminazioni mimetizzate nella livrea elegante di un jazz contemporaneo dalle mutevoli sfumature umorali. E’ una sintesi di quanto un folto pubblico ha applaudito nella serata di mercoledì 3 agosto in Piazza della Pace a Gragnano grazie al Valtidone Festival. Sul palco, l’incontro dialogante, dall’interplay contrappuntante e febbrile, cristallino e comunicativo, tra il pluripremiato saxofonista londinese Tim Garland e il trio del pianista abruzzese Michele Di Toro con il contrabbassista russo e italiano adottivo Yuri Goloubev e il batterista lombardo Marco Zanoli.
Il quartetto testimonia come l’unione tra musicisti virtuosi di alta fama e levatura non debba necessariamente tradursi in sfoggio, machiavellismo, autoreferenzialità. Abbiamo goduto di un’alchimia costruita in anni di collaborazioni incrociate e frequentazioni internazionali ai massimi livelli, sulla base della feconda propensione alla composizione che li unisce (presto un primo album in quartetto) accanto ad un approccio che bada alla nobile esaltazione delle qualità evocative del suono, più che alle distinzioni tra “colto” e “popolare”. Ne risulta una musica contemporanea che s’abbevera alle fonti della classicità cameristica e romantica e del jazz europeo, senza disdegnare schegge di ascendenza folklorica e popolare.
Presentato con garbo palleggiandosi il microfono, il programma ha spaziato tra composizioni autografe di tutti e quattro, perlopiù edite, alcune fresche di scrittura. Fremiti ora nebulosi, ora luminosi, muovono un pathos immaginifico in perfetto equilibrio tra timbriche cesellate, fantasia e dinamica del tocco, equilibrio tra le parti, enunciazione dei temi – uno più bello dell’altro – ed evoluzioni improvvisative in sapiente “consecutio”.
Una magia che ha saputo mettere d’accordo musicofili, cultori esigenti e semplici curiosi appassionati della musica dal vivo della miglior specie. Il tutto ha funzionato, anche se in un contesto meno adatto e sotto un cielo diverso da quello di Castelmantova a Campremoldo, da cui il concerto è stato spostato a tempo record grazie alla sensibilità del sindaco Patrizia Calza, del direttore artistico Livio Bollani e alla capacità dei tecnici, in ossequio al lutto per Gioacchino Ginogrillo; una stella brillava anche per lui.

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