"Comprensivi, era giusto partire". "Non è lo stradario deciso in aula"
Acceso dibattito nella puntata di ieri sera della trasmissione "Dillo alla Lupa"
Thomas Trenchi
|1 settimana fa

Ieri sera a «Dillo alla lupa», su Telelibertà, si è acceso il dibattito sulla riforma degli istituti comprensivi. «Siete degli incapaci», ha attaccato il consigliere comunale Massimo Trespidi, esponente di centrodestra della civica Barbieri-Liberi. Ma Tiziana Albasi, consigliere di maggioranza del Pd, ha alzato gli scudi: «È una riorganizzazione fondamentale per finalità educative, didattiche e disciplinari». Il confronto si è consumato nel talk show condotto dai giornalisti Marcello Pollastri e Danilo Di Trani. Ospiti, appunto, Trespidi e Albasi, entrambi docenti che conoscono la materia in prima persona. Al centro, la riforma degli istituti comprensivi, che partirà da settembre, di cui si discute da oltre dieci anni e che ha alimentato un fronte di discordia.
Il nuovo assetto segna una svolta netta: addio ai circoli didattici e alle attuali scuole medie autonome, sostituite da otto istituti comprensivi che prenderanno il posto delle nove autonomie esistenti, unendo sotto un’unica direzione scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado. Un solo dirigente, un unico ufficio amministrativo, un iter educativo continuo dai 3 ai 14 anni. Secondo Trespidi, «la giunta Tarasconi ha compromesso anche il progetto dei comprensivi. Il consiglio comunale nel marzo 2024 aveva già deliberato una relazione che, a pagina 12, evidenziava criticità nell’individuazione dell’istituto comprensivo 2, situato nella zona est della città, con possibili problemi negli spostamenti degli studenti, ad esempio per chi da Gerbido o Mucinasso dovrà frequentare la scuola media Pontieri. Oggi nulla è stato risolto».
Albasi ha ribattuto: «La riforma è partita con un gruppo tecnico composto da presidi e ufficio scolastico provinciale. Il disegno presentato in consiglio comunale, dalla teoria alla pratica, poteva prevedere criticità, ma vanno gestite. In una riorganizzazione complessa come questa serve tempo per la transizione. Il primo problema è stato quello della comunicazione, che avrebbe dovuto essere più chiara. Ma le finalità sono importanti dal punto di vista educativo, didattico e disciplinare».

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